Incontro al Quirinale con le alte cariche dello Stato per gli auguri di Natale
ROMA - «Solo con grave leggerezza si può parlare di sospensione della democrazia in un Paese in cui nulla è stato scalfito, né delle libere scelte delle forze politiche, né delle autonome determinazioni del Parlamento». Giorgio Napolitano, ricevendo per gli auguri di fine anno le alte cariche dello Stato, ripercorre le ultime cruciali vicende politiche, rivendicando punto per punto la legittimità del suo operato, da cui, afferma, non è venuta «nessuna forzatura, né tantomeno alcuno strappo si è compiuto rispetto al nostro ordinamento costituzionale». Rintuzzando così l'accusa mossagli la settimana scorsa, da Berlusconi tra gli altri, di aver «sospeso la democrazia» con la nomina del governo tecnico di Mario Monti. Il presidente della Repubblica, infatti, sottolinea come sia stato «suo preciso dovere istituzionale» intervenire perché non si sciogliessero le Camere per andare al voto, «viste le ricadute dirompenti che ciò avrebbe potuto avere per il nostro Paese nel burrascoso contesto dell'Eurozona e visto l'incombere sull'Italia di un catastrofico aggravarsi della crisi finanziaria».
Constatato che la «lunga, irriducibile contrapposizione, al limite dell'incomunicabilità» tra le forze politiche aveva reso «impraticabile ogni ipotesi di larga coalizione», Napolitano osserva quindi che «la via obbligata era quella di affidare la formazione di un nuovo governo a una personalità rimasta sempre estranea alla mischia politica, già sperimentata in funzioni di governo esercitate correttamente, per riconoscimento bipartisan, nell'arco di dieci anni a livello europeo e dotata di indubbia autorevolezza internazionale». Tanto più che - aggiunge il capo dello Stato in un significativo inciso del suo discorso - «la sostenibilità, anche internazionale, di tale stato di cose era giunta a un punto limite. A me toccava seguire imparzialmente le reazioni delle forze in campo. Fino a quando Berlusconi, prendendo atto di una situazione critica, dopo l'esito negativo di una votazione importante in Parlamento, si è risolto, con senso di responsabilità, a rassegnare le dimissioni». Di qui la decisione, con la fiducia accordata a Monti, di scongiurare, «in una fase così critica, la paralisi dell'attività di governo e parlamentare e uno scontro elettorale devastante».
E se le recenti convergenze parlamentari fanno intravedere «un clima più disteso nei rapporti politici», Napolitano, inoltre, si augura che «anche nel dibattito pubblico e nel confronto sociale su questioni e scelte di grande complessità prevalgano obiettività e senso della misura». Cose che, è lecito pensare siano apparse a Napolitano un po' assenti nelle repliche del sindacato alle misure del governo, tanto da fargli lanciare un nuovo monito: «Per le scelte e gli interventi su cui ci sarà da confrontarsi in futuro, credo non giovino, qualunque posizione di principio o gruppo sociale si rappresenti, i giudizi perentori, le battute sprezzanti, le contrapposizioni semplicistiche. Si discuta liberamente e con spirito critico, ma - esorta il Presidente - senza rigide pregiudiziali e non rifuggendo da spinose assunzioni di responsabilità. In tempi così difficili per il Paese si blocchi sul nascere ogni esasperazione polemica».
Altra sottolineatura del capo dello Stato quella sulla necessità, per superare le prove che attendono il Paese, «dell'arma vincente della coesione sociale e nazionale», emersa chiaramente nel corso delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, che - rileva Napolitano - «hanno confermato l'artificiosità e la vanità della predicazione secessionista». «Comunque - aggiunge - non lasceremo turbare questa coesione dal virus della violenza in qualsiasi sua manifestazione».
Poi, come a conferma della non sospensione della democrazia e della politica, Napolitano evidenzia l'ampio spazio che «il programma non onnicomprensivo del governo» lascia alle forze parlamentari, che il Presidente invita a riprendere il confronto sulle riforme, tra cui quella elettorale: «Purtroppo, in questi anni non si è giunti alle decisioni che si attendevano e che oggi appaiono auspicabili. Ma ora si recuperi il tempo perduto in un sussulto conclusivo di operosità riformatrice e di fecondità del Parlamento, della legislatura, dei partiti».
Infine, un'osservazione del Presidente sui costi della politica e i necessari sacrifici finanziari per il Parlamento che «è giusto chiedere», accompagnandola però a una messa in guardia da «una tendenza, che - dice Napolitano - sta diventando assordante, a svalutare ogni passo compiuto in queste direzioni e ad alimentare reazioni di rigetto verso i politici, la politica, le istituzioni rappresentative».