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Data: 21/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il fuori programma della Camusso «Presidente, noi non arretreremo»

ROMA - L'articolo 18 s'arrampica perfino in cima al Quirinale. Né il Natale, né il carosello di brindisi e auguri, riescono a tenerlo lontano. Alle sei di sera Giorgio Napolitano è al centro del salone delle feste, a un passo c'è Mario Monti. Il capo dello Stato, circondato da ministri, parlamentari, generali e porporati, scorge da lontano Susanna Camusso. Con le mani sembra quasi volere rasserenare la pasionaria della Cgil. Un gesto, come a dire, serve calma, moderazione, duttilità. La Camusso si ferma a meno di un metro, alza il dito indice e lo scuote a significare un no. Occhi negli occhi. «Non pensiate di farci arretrare. E' stato molto, troppo, severo con i sindacati». E Napolitano, sorpreso ma certo non turbato da quell'approccio così irrituale: «Andrò a rileggermi il discorso con la lente di ingrandimento». Ma sa bene, il presidente, cosa ha spinto la leader della Cgil al fuori programma. Un passaggio a pagina 16, quello in cui Napolitano chiede «obiettività e senso della misura» nel confronto sociale. «Senza giudizi perentori, battute sprezzanti, rigide pregiudiziali». E «non rifuggendo da spinose assunzioni di responsabilità».
Intorno ai due cala il silenzio. Maurizio Gasparri, capogruppo in Senato del Pdl, fiuta la tensione: «Serve una mediazione, presidente?». E Napolitano, con un sorriso: «Sto avendo un difficile colloquio con la Cgil». Poi si mette a parlare amabilmente con un altro invitato. Davanti alla Camusso resta Monti. «Volevo farle ancora gli auguri», fa la segretaria. «Avete trovato una mediazione sull'articolo 18?», domanda il cronista. «La dottoressa ed io non ne abbiamo mai parlato», s'affretta a dire Monti. La leader sindacale conferma: «Assolutamente, altrimenti non ci saremmo salutati così cordialmente».
L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, quello che vieta i licenziamenti senza giusta causa, è il filo rosso di tutta la cerimonia d'auguri. La scuote, l'elettrizza rendendola meno retorica del solito. Debutta ben prima dell'inizio del discorso di Napolitano. Angelino Alfano, segretario del Pdl, avvicina il ministro del Lavoro Elsa Fornero quando ancora gli invitati devono prendere posto nella sala degli Arazzi: «Brava ministro, ho apprezzato la chiarezza della sua posizione. Ma ci sono cose come il salario minimo garantito che non vanno bene». Poi, Alfano, si siede vicino a Pier Luigi Bersani, un posto più in là c'è il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. «Che finaccia che hai fatto, seduto tra due democristiani», scherza Cesa. E Bersani, rassegnato: «Dalla vita bisogna prendersi di tutto...». I tre parlano della ripresa di gennaio, con un impegno: «Dopo le feste ci vediamo per fare il punto sulla riforma elettorale». Chissà.
Poco dopo, primo approccio amichevole tra le dame di ferro. Elsa Fornero vede Susanna Camusso sfilarle davanti. Con una mano il ministro del Lavoro sfiora una spalla alla rivale, la leader della Cgil si volta: scattano sorrisi e stretta di mano. Commento a posteriori della ministra: «Io non ce l'ho con nessuno, basta che si evitino attacchi personali e ci si confronti civilmente». Monti s'avvicina. «Mario, hai parlato con la Camusso di articolo 18?». E lui: «Non sia mai...». Poi, rassicurante, rivolto a Walter Veltroni: «Sulle pensioni siamo dovuti intervenire rapidamente, ma il lavoro è un'altra cosa». Della serie: calma e gesso.
Non manca un siparietto tra il premier e Fausto Bertinotti. «Grazie per il tuo biglietto con il tuo consueto stile». E l'ex capo comunista: «Ah, è vero. Ci davamo del tu. Volevo fare gli auguri alla persona». «Meno alle idee», replica sorridendo Monti. «Ma alla persona vale doppio», risponde Bertinotti. «Allora farò la media», è l'ironia di Monti.

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