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Data: 21/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo rallenta sull'art.18. Fornero: salari troppo bassi. Il premier: sulle pensioni interventi rapidi, l'occupazione è un'altra cosa

Marcegaglia: «Agire su produttività e costo del lavoro»

ROMA - Salari più alti in busta paga. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, non fa in tempo a lanciare la sfida, che il ministro del Welfare, Elsa Fornero, raccoglie: «E' vero, bisognerebbe aumentare i salari perché sono bassi». E riconosce: negli ultimi 15-20 anni il divario è aumentato.
E' una sorta di ramoscello di ulivo offerto ai sindacati, dopo l'altissima tensione di questi ultimi giorni sulla riforma del mercato del lavoro e sull'articolo 18. Una tensione che il governo ora tenta di far abbassare, anche evitando colpi di acceleratore. E' lo stesso premier, Mario Monti, a rivelarlo colloquiando con Walter Veltroni, durante una cerimonia al Quirinale: «Sulle pensioni siamo dovuti intervenire rapidamente, ma il lavoro è un'altra cosa».
Come rendere le buste paga più pesanti? Si può agire sul cuneo fiscale con la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente. Ma per ora mancano le risorse. Per cui è probabile che in un primo momento ci si limiti ad agevolare in modo più consistente i contratti di secondo livello e quindi gli aumenti salariali legati alla produttività. «È vero, abbiamo salari più bassi in media rispetto a quelli tedeschi» ammette la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Purtroppo abbiamo anche un problema di costo di lavoro per unità di prodotto che è molto più alto di quello tedesco e negli ultimi dieci anni il gap è peggiorato a nostro sfavore del 30%» aggiunge. Per evitare perdite di competitività, quindi, per la Confindustria, occorre agire sulla produttività. «Conciliare maggiori salari e minor costo del lavoro» rimarca il vicepresidente, Alberto Bombassei.
Il rallentamento sulla riforma del mercato del lavoro piace in casa Pd, che sulla modifica all'articolo 18 rischia una lacerazione. E che invece così ha più tempo per mediare al suo interno. Sull'articolo 18 le posizioni restano più che distanti soprattutto tra le parti sociali e lo stesso governo. Il ministro Fornero sottolinea: «Non ci possono essere terreni inesplorati». Ribadisce la volontà «piena» al dialogo (non prima di gennaio). Però precisa: «Alla fine le cose bisogna cambiarle». La Confindustria si dice interessata a un accordo e lo auspica «senza pregiudiziali». Ma i sindacati non si spostano di un millimetro. «E' a rischio la coesione sociale» avvisa Bonanni. E la Cgil attacca: «Che bisogno c'era per il governo Monti e per il suo ministro del Lavoro di recuperare il peggio dell'ideologia del governo precedente?». E mentre il Sel di Vendola e l'Italia dei Valori restano sulle barricate, il Pdl annuncia la presentazione sull'argomento di una proposta di legge al Senato: prima firma l'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.


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