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Data: 21/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Articolo 18 e salari, resta alta la tensione. La Fornero apre sull'aumento delle retribuzioni. La Cgil: recuperate il peggio di Berlusconi

LO SCONTRO SUL LAVORO Per Bonanni coesione sociale a rischio Il titolare del Welfare attacca i giornalisti

ROMA. Alta tensione su articolo 18 e riforma del mercato di lavoro tra il ministro del Welfare, Elsa Fornero e i sindacati. Dopo il duro attacco di Susanna Camusso (che sulle pensioni ha parlato di «intervento folle») è ancora la Cgil a prendere di mira il governo: «Che bisogno c'era di recuperare il peggio dell'ideologia del governo precedente? Serve invece aprire un confronto serio, con i sindacati e le parti sociali». Ieri è arrivato anche l'avvertimento di Bonanni (Cisl): «Non capiamo che attinenza abbia l'articolo 18 rispetto ai problemi dei giovani o dell'occupazione. E'una norma che serve solo a non far commettere abusi alle aziende. Toccandolo si mette a rischio la coesione sociale».
Il ministro Fornero non aveva messo nel conto una reazione così ferma, non solo da parte della Cgil ma anche degli altri sindacati confederali. Ieri ha tentato una parziale rettifica sostenendo di non aver citato l'articolo 18 nella sua intervista al Corriere della Sera: «C'era solo un invito al dialogo, se poi qualcuno ci legge qualcosa che non ho detto non è responsabilità mia». Non si tratta di un problema interpretativo perchè il ministro avverte che non ci possono essere «terreni inesplorati». Ieri in audizione al Senato ha aperto anche un nuovo fronte con l'intento di arginare l'ondata di critiche: «Bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi e non è cosa che ci sfugge. Conosciamo il divario nella distribuzione dei redditi che è cresciuto negli ultimi 15/20 anni».
Il ministro ha sottovalutato la centralità e il peso della questione dell'articolo 18. Non è un caso che la Cgia di Mestre stima che riguardi una platea vastissima di circa i due terzi dei lavoratori dipendenti. Confindustria teme che il confronto parta in salita. «E' chiaro che se si parla solo di articolo 18 si comincia male. Se il sindacato esamina le cose con un po' più di serenità vedrà che le cose si fanno per rispondere alle esigenze del Paese».
Come già accadde quando alla guida del governo c'era erlusconi e il leader della Cgil era Sergio Cofferati, la questione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori radicalizza le posizioni anche tra le forze politiche. Il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola avverte che se il governo «mette mano» all'articolo 18 «presidio di civiltà» la risposta del Paese «non potrà che essere durissima». Sostegno alla Cgil viene da Diliberto e Ferrero segretari rispettivamente di Pdci e Prc, oltre che da Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. Sui salari interviene anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina: «Non credo che i salari si possano aumentare per decreto, sgombriamo il campo dai falsi problemi come l'articolo 18 e andiamo a toccare quei nodi che possono migliorare la produttività del Paese». Il senatore del Pd Pietro Ichino ritiene invece che l'allarme sull'articolo 18 «non ha senso» perchè la riforma riguarderà solo i nuovi rapporti di lavoro e perchè le tutele saranno nel contratto unico». Il ministro apre un fronte anche con i giornalisti accusati di essersi avvalsi di privilegi grazie «alla vicinanza del potere politico» e ingenerando dubbi sulla solidità dell'Inpgi, l'istituto di previdenza. Replica durissima della Fnsi: parole «gravi e senza riscontro». L'Inpgi ha i conti in ordine e una «garanzia» certificata di solidità per almeno un cinquantennio.

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