Chissà se Matteo Renzi, prima di bussare a cassa con la Regione Toscana, aveva letto l'anticipazione dell'intervista concessa dal governatore Enrico Rossi all'Espresso uscito venerdì. Al periodico del gruppo di Carlo De Benedetti, che la settimana scorsa l'aveva pubblicamente elogiato, Rossi ha, infatti, ripetuto la sua filippica contro il rottamatore. «È necessario puntare a una classe dirigente nuova», ha detto, «cosa diversa dalla rottamazione di Renzi che non condivido per nulla. Lui», ha proseguito, «gioca sul terreno della comunicazione e della personalizzazione e io punto al contrario». Letta o meno la stilettata, il sindaco, nella stessa giornata, ha fatto sentire, tramite le agenzie, la sua voce: la Toscana riporti a Firenze i tanti soldi che, per effetto del Salva Italia, incasserà dai fiorentini.Il primo cittadino ha fatto due conti semplici. L'aumento previsto dal premier Monti per le addizionali Irpef regionali, trasferirà dalle tasche dei cittadini del capoluogo alle casse di Palazzo Sacrati Strozzi, sede della Regione, fra 23 e 25 milioni di euro. Una bella cifra a cui si devono aggiungere i milioni, da 3 a 5, che arriveranno dall'inasprimento dell'imposizione, stavolta deciso da Rossi e soci, sui redditi sopra i 75mila euro annuali.Un tesoretto fra 26 a 30 milioni che Renzi ha chiesto possa tornare al capoluogo sotto forma di servizi regionali. «Se la Regione, grazie alla manovra Monti ha più soldi in tasca», ha detto il sindaco al Corriere Fiorentino, «è bene che li spenda in due settori fondamentali: trasporto locale e servizi sociali».Il governatore ha preferito non replicare, forse in omaggio all'understatement che, come dimostra l'intervista, si appunta al petto come una medaglia. Della sua giunta però s'è premurato di replicare Riccardo Nencini, assessore al Bilancio e segretario del rinato, anche se tutt'ora gracile, Psi. L'uomo giusto, visto che ha il dente avvelenato con Renzi da quando quest'ultimo, un paio di mesi fa, ha giubilato l'unica socialista dalla giunta fiorentina. «A Renzi regalerò un bignamino», ha commentato polemicamente, l'enfant prodige del craxismo fiorentino fine anni '80, ricordando che l'aumento del governo va integralmente a compensare il mancato taglio della Sanità, mentre la manovra toscana sull'Irpef, che avrà un gettito ben più alto, di 11 milioni, servirà proprio a garantire servizi pubblici essenziali, proprio nel trasporto pubblico e nel sociale, «e Firenze non subirà alcuna penalizzazione».