ROMA. I pendolari crescono, i treni diminuiscono. Risultato: disagi sempre più insostenibili per quei lavoratori e studenti, due milioni 830mila persone, il 7,8% in più rispetto a due anni fa, che ogni giorno devono spostarsi. Lo registra il rapporto «Pendolaria 2011» di Legambiente, che ieri ha organizzato per questo un blitz di protesta in varie città, da Roma a Torino a Reggio Calabria. L'associazione, che non prevede miglioramenti nel 2012 («anzi sono in programma ulteriori tagli», mette in guardia), chiede lo stop alle sforbiciate e il miglioramento del servizio per inseguire un traguardo ambizioso: arrivare a quattro milioni di pendolari del treno nel 2020 e ridurre così drasticamente le emissioni di anidride carbonica. Quello che sta finendo, scrive l'associazione, è stato un «annus horribilis»: con la crisi economica e i tagli delle risorse dal governo alle Regioni, i convogli dei pendolari sono calati quasi ovunque. Meno 19,5% in Veneto,-13% nelle Marche, -12% in Liguria, -10% in Abruzzo e Campania, -5% in Piemonte, recitano impietose le tabelle. Per fare qualche esempio: sono passati da 51 a 37 in quattro anni i treni che attraversano Genova da Voltri a Nervi, mentre la linea romana da Fiumicino aeroporto a Fara Sabina, progettata per contenere 50mila viaggiatori al giorno, ne accoglie 65mila che hanno visto sparire quattro treni. In Lombardia non ci sono stati tagli ai vagoni, ma corposi aumenti del biglietto: +23,4%. Rialzi che hanno toccato anche i viaggiatori di altre regioni: +20% in Liguria, +15% in Veneto, +10% in Piemonte ed Emilia Romagna. Più fortunati, senza aumenti, i passeggeri delle Marche e dell'Umbria. Per gli anni a venire la prospettiva non è rosea: «La manovra del governo Monti ha recuperato una parte del buco "ereditato" da Tremonti nelle risorse per i treni pendolari, ma rimane una situazione gravissima. Mancano infatti - si legge nel dossier dell'associazione ambientalista - 400 milioni di euro per chiudere i bilanci 2011 e oltre 200 milioni per il 2012 se si vogliono garantire almeno i treni in circolazione. Per il 2013 si prevede di intervenire con un contributo sull'accisa, che però è ancora tutta da chiarire». I tagli ai treni pendolari, invoca Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, «devono essere assolutamente fermati». «Chiediamo a governo e Regioni di cambiare direzione», non si dica che è un problema di risorse «perché ogni anno si spendono diversi miliardi di euro solo per soddisfare le richieste delle lobby delle grandi opere e dell'autotrasporto». Il rapporto «Pendolaria» lamenta l'attenzione data alla gomma rispetto ai binari: «È da oltre dieci anni che gli investimenti statali e regionali premiano la strada a danno della ferrovia», si legge, «i finanziamenti da parte dei governi che si sono succeduti in questo decennio hanno premiato per il 72,1% gli investimenti in strade e autostrade». E anche le Regioni hanno privilegiato le infrastrutture stradali: lì «sono andate il 61% delle risorse». Ora i pendolari dei treni chiedono si pensi a loro: attrezzandosi con treni moderni e capienti, capaci di migliorare la velocità media dei convogli, ad oggi non incoraggiante nel paragone con l'estero: in Italia è fanalino di coda con 35,5 km orari, contro i 51,4 della Spagna e i 48 della Germania. Nel confronto con gli altri grandi Paesi d'Europa poi siamo ultimi sia per quanto riguarda la rete di metropolitane (176 km contro gli oltre 618 della Germania) e le ferrovie suburbane (595,7 km contro i 2033 dei tedeschi). Per migliorare la situazione, bacchetta Legambiente, non servono solo risorse: anche disponibilità e ascolto. Tra le «ricette» proposte, l'istituzione di un'authority dei trasporti e di una carta dei diritti dei pendolari.