ROMA. Dal contributivo pro rata per tutti all'eliminazione delle finestre mobili, dall'innalzamento dell'età di vecchiaia alla de-indicizzazione degli assegni sopra i 1.402 euro. In materia di previdenza, le novità contenute nel decreto salva-Italia hanno dato vita a una vera e propria riforma. Presentandola, il ministro al Welfare Elsa Fornero è scoppiata in lacrime: segno evidente che sulle pensioni i sacrifici chiesti sono stati pesanti.
Assegni bloccati. Gli assegni previdenziali sopra i 1.402 euro (tre volte l'importo minimo, fissato a 467 euro) non saranno rivalutati in base all'inflazione. E per i redditi previdenziali che superano i 200mila euro all'anno è stato introdotto un contributo di solidarietà del 15% sulla parte eccedente questa somma.
Contributivo per tutti. Dal primo gennaio si passa al contributivo pro rata per tutti (politici compresi). Significa che l'assegno sarà calcolato non più in base all'ultimo stipendio, ma in base ai versamenti effettuati durante la vita lavorativa. Una novità che tocca coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1978, per i quali avrebbe dovuto valere il sistema retributivo. Ma il nuovo calcolo non tocca i diritti acquisiti e parte quindi solo dal primo gennaio: gli anni fino al 2012 saranno dunque conteggiati col sistema retributivo e la perdita sarà limitata al 2-3%.
Addio anzianità. Da gennaio esisteranno solo due tipi di pensioni: di vecchiaia o anticipata. Spariscono quelle di anzianità, legate agli anni di contributi versati (e con loro spariscono anche quote e finestre). Le novità: gli uomini dovranno lavorare almeno fino a 66 anni per andare in pensione (oppure aver versato almeno 42 anni e 1 mese di contributi), mentre le donne del settore privato dovranno aver compiuto almeno 62 anni (l'età si alzerà in futuro arrivando poi a 66 nel 2018) o aver versato i contributi per 41 anni e un mesi. Per le donne del settore pubblico i 66 anni di età diventeranno un requisito minimo già dal 2012. Per gli autonomi, la pensione "anticipata" scatterà 6 mesi più tardi (serviranno 41 anni e mezzo di contributi per le donne e 42 e mezzo per gli uomini).
Eccezioni. Salvi i lavoratori che avranno raggiunto i requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2011, così come quelli interessati da accordi di mobilità sottoscritti entro il 4 dicembre 2011 (una delle modifiche dell'ultimo minuto per non penalizzare gli operai di termini Imerese). Previsti anche dei correttivi per non penalizzare troppo i nati nel 1952: chi al 31 dicembre 2012 avrà maturato almeno 35 anni di contributi potrà andare in pensione a 64 anni e non a 66. Vale lo stesso anche per le donne che entro il 31 dicembre 2012 compiranno 60 anni di età e avranno almeno 20 anni di contributi.
Autonomi. Cambiano le aliquote contributive per artigiani e commercianti. Dal 2012 saliranno dell'1,3%, poi aumenteranno gradualmente dello 0,45% annuo fino a raggiungere il 24% nel 2018.
Penalizzazioni. Su questo tema la discussione è ancora aperta, visto che il governo ha approvato un ordine del giorno in cui si impegna a limitare le penalizzazioni in particolare per i lavoratori precoci. Il decreto attualmente prevede che chi lascia il lavoro prima dei 62 anni di età subirà delle decurtazioni dell'assegno pari all'1% per i primi due anni di anticipo (se si lascia a 60 o 61 anni) e del 2% per ogni anno di anticipo ulteriore.
Super-Inps. L'Inps andrà ad assorbire funzioni e organico dell'ente previdenziale dei dipendenti della pubblica amministrazione (l'Inpdap) e di quello per i lavoratori dello spettacolo (l'Enpals).
Casse autonome. Le novità in materia previdenziale non valgono per le casse autonome (architetti, avvocati, giornalisti, eccetera), anche se il governo ha chiesto comunque di adeguarsi alle nuove regole. Saranno però i singoli istituti a decidere come muoversi. Solo nel caso in cui non sia assicurato il pareggio di bilancio scatteranno delle sanzioni.