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Data: 23/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Premier pronto a duellare con il Pdl su taxi e farmaci

ROMA - «Vediamo cosa ci dicono». Mario Monti attende l'incontro di questa mattina alle otto con la delegazione del Pdl, con una certa curiosità. E un brutto presentimento: così come gli ha fatto capire mercoledì Silvio Berlusconi, il Pdl si appresta a fare muro sulle liberalizzazioni. Esattamente come ha fatto il Pd sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E dunque si prepara a un braccio di ferro. «Del resto quello è il loro elettorato...».
Angelino Alfano, nei giorni scorsi, ha già dato al premier un assaggio di quella che sarà la posizione del partito che all'inizio del mese ha affossato in Commissione la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C e delle licenze dei tassisti. «Voi non avete tentato di fare la liberalizzazione delle farmacie», ha detto il segretario pidiellino a Monti, «avete preso un pezzo di mercato, i farmaci di fascia C, e lo stavate dando alla parafarmacie che sono delle coop rosse. Così non va bene. Per noi le liberalizzazioni sono un'altra cosa. E' la creazione di più mercato e l'accesso di nuovi soggetti sul mercato».
Un discorso che in linea di principio Monti ha detto di poter accettare. Ma teme che dietro a questo «approccio alto» ci sia il tentativo del Pdl di affossare quella riforma che ancora ieri, nell'aula del Senato, il professore ha detto di voler portare avanti con «azioni coraggiose». Già, perché mentre il professore riconosce che il tema della riforma del lavoro sia da maneggiare «con la massima cautela per garantire il dialogo e il consenso sociale» e che «non sia infondata» la richiesta di Pier Luigi Bersani di affrontare la revisione dell'articolo 18 «solo dopo il potenziamento degli ammortizzatori sociali», nello stesso tempo Monti vuole fare della lotta ai privilegi delle corporazioni e delle categorie la sua bandiera: «Si tratta di aiutare famiglie e cittadini abbassando i prezzi di beni e servizi grazie alla maggiore concorrenza».
I sospetti del premier sono diventati quasi certezza quando ieri, in Senato, ha ascoltato l'intervento del capogruppo Maurizio Gasparri. Quel dire «non accetteremo imposizioni», quell'annunciare che il Pdl «continuerà a difendere farmacisti, tassisti e professionisti», ha confermato a Monti che il partito di maggioranza relativa si metterà di traverso. Ma lo farà in modo astuto, alzando la posta, portando la partita su un piano di regole internazionali che non sono di competenza del governo: «La concorrenza deve essere leale», ha aggiunto Gasparri in Senato, «non è normale far entrare in Europa dei prodotti che non rispettano le regole e che vengono imposti ai nostri produttori. Noi vogliamo il mercato globale, ma con regole uguali per tutti. Questa è la prima liberalizzazione per la quale noi ci impegniamo». Un approccio che Gasparri non abbandona quando è lontano dalle tv: «Non è possibile che si pensi a interventi punitivi verso alcuni settori, quando invece non si affrontano i problemi veri e grandi come la tutela dei nostri produttori dalla competizione selvaggia della Cina».
Monti però è determinato ad andare avanti e con lui il ministro Corrado Passera e il sottosegretario Antonio Catricalà, ex presidente dell'Antitrust. «Alfano dice di voler altri soggetti sul mercato? Bene, li avrà», dice un'autorevole fonte di palazzo Chigi. «E' un peccato però che non si capisca che la diversificazione dei punti di vendita dei farmaci di fascia C sarebbe un beneficio per i cittadini. Quando venne liberalizzata la commercializzazione del latte in polvere per i neonati i prezzi crollarono del 25 per cento...». Di tempo per il braccio di ferro, e «soprattutto per la mediazione», ce n'è: Monti predica «dialogo e confronto» e aspetterà l'inizio febbraio per varare la legge europea annuale sulla concorrenza. Quella che il governo Berlusconi non ha fatto negli ultimi tre anni. Guarda caso.

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