L'ATAF va ai privati. Partecipazione alla società di gestione della tramvia (49%) inclusa. Sono passate da poco le 15 quando sul tabellone elettronico del consiglio comunale appaiono i 30 sì e i 10 no (più Eros Cruccolini che si astiene) dello storico voto voluto dal sindaco Matteo Renzi. E subito scoppia la rabbia: trenta autisti capeggiati da Alessandro Nannini dei Cobas lancia nel salone de' Dugento un fascio di volantini: «Buffoni», si grida. Eppoi: «Vergognatevi». Quindi anche la minaccia: «Non crediate che finisca qui». Ce l'hanno anzitutto col Pd, che alla fine ha votato compatto sulla delibera d'indirizzi che spalanca adesso le porte al bando di vendita («Eravate con le bandiere a sostenere il referendum, allora vi faceva comodo», gli rinfaccia Nannini). Ma è una strana maggioranza, quella che si aggrega dietro la privatizzazione Ataf (ma anche per San Lorenzo): il terzo polo di Fli e Udc vota a favore. La Lega di Mario Razzanelli pure. I dipietristi si spaccano come una mela: Beppe Scola vota a favore, Giovanni Fittante contro. E per Scola arriva la smentita ufficiale dell'Idv: «Siamo contrari, è una svendita. La sua è solo un'opinione personale». A Cruccolini va anche peggio. Un minuto dopo la sua astensione il segretario di Sel Lorenzo Falchi taglia i ponti: «Non ci rappresenta più, il partito gli aveva espressamente chiesto di votare contro». Sel esce virtualmente dal consiglio. Ma forse solo per poco: «La posizione di Sel su Ataf è importante, discutiamo di un progetto unitario di alternativa», è la ciambella che lancia a Sel Tommaso Grassi. Mentre il Pdl vota contro: «Questa privatizzazione non ci piace», dice il capogruppo Marco Stella. Anchei gallisti dicono no, nonostante la vendita fosse nel programma di Giovanni Galli. E' la geografia di un percorso sofferto e tormentato dagli scontri con i sindacati. Perfino la delibera porta le cicatrici, a cominciare dall'auspicio alla partecipazione alla gara regionale aggiunto all'ultimo tuffo per compattare il Pd. Ma per Renzi quel che conta è il risultato: «Questo voto cambia tutto», esulta il sindaco. Che adesso si permette l'ultima offerta: «Se i sindacati che hanno finora risposto picche vogliono mettersi a sedere, noi ci siamo». Si può ancora tornare indietro? «Noi andiamo avanti, ma finché il bando di gara non è aggiudicato il tempo c'è». E' chiaro però che le basi della discussione cambiano, fa intendere Renzi: per riaprire le trattative i sindacati devono offrire tutto quello che Renzi aveva chiesto. Devono calarsi le brache. «La richiesta dei 10 minuti in più era ingiustificata. Non è colpa dell'orario di lavoro se Atafè in deficit», dice Ornella De Zordo. Riccardo Sarra di Fli spiega invece il sì: «Si deve evitare la perdita di valore dell'azienda». E Massimo Pieri dell'Udc: «L'ex capogruppo di Forza Italia Amato diceva che Ataf somigliava ad Alitaliae ora votano contro. La maggioranza invece si è svegliata». Ma quando Valdo Spini parla di «una maggioranza allo sbando che decide alla cieca», il sindaco s'infuria. E gli dedica una replica: «Spini ha visto molte maggioranza, avevo 4 anni quando è entrato in parlamento e se Ataf è arrivato a questo punto è anche colpa delle maggioranze di cui lui ha fatto parte». Spini batte il pugno sul banco: «Se Renzi cita la mia biografia è perché ha finito gli argomenti». Alle 15 però è tutto finito: il trasporto pubblico di Firenze non sarà più pubblico.