PESCARA Nonostante lo stop ai tagli del Governo in materia di trasporti, l'Abruzzo dei treni rischia di deragliare. La regione è fuori dai nodi strategici dell'alta velocità, al centro di gravi ritardi sull'asse Pescara-Roma e ha appena subito la drastica riduzione dei collegamenti con il Settentrione, a partire dalla cancellazione delle corse notturne. Le criticità che caratterizzano il trasporto su rotaie emergono con estrema chiarezza nel dossier Pendolaria 2011 di Legambiente. L'Abruzzo, su scala nazionale, è quarto per tagli ai servizi ferroviari, ridotti del 10%, e secondo per l'aumento delle tariffe: il prezzo dei biglietti è salito in media del 20%. Il che si traduce nello scadimento qualitativo dell'offerta e nella maggiorazione dei costi per i cittadini. In tutta Italia si tende ad investire più sulle strade che sulle rotaie, ma l'Abruzzo riesce a distinguersi anche su questo fronte, essendo l'unica regione a non aver speso un euro per il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie. Il risultato non è soltanto la marginalità strategica, a livello nazionale, ma anche l'arretramento sul versante interno. Un aspetto che riguarda da vicino 23.530 passeggeri (9.000 dei quali abbonati) che ogni giorno si spostano attraverso la rete ferroviaria abruzzese (lunga 662 chilometri). Appaiono largamente insufficienti i 4,6 milioni di euro (pari allo 0,8% del bilancio regionale) impegnati dall'Abruzzo per il miglioramento del servizio pendolare, ovvero per incrementare il numero delle corse ed elevare gli standard qualitativi. Hanno speso di meno solo Sicilia, Veneto, Sardegna, Val d'Aosta e Umbria. Senza contare che sul fronte del materiale rotabile, dunque per il rinnovo e la riqualificazione del parco dei treni, gli investimenti sono stati pari a zero. Le carenze derivanti dalle scelte della Regione, e alcune discutibili decisioni di Trenitalia, rischiano di rendere infernali gli spostamenti in treno. Ne sanno qualcosa i pendolari abruzzesi che la scorsa settimana hanno viaggiato sulla linea Roma-Avezzano-Pescara, come denuncia Tino Di Cicco di Federconsumatori. In concomitanza con lo sciopero dei ferrovieri, i viaggiatori si sono regolarmente presentati alla stazione di Roma Tiburtina, per tornare a casa con il treno 2376, che era tra quelli garantiti. «Ma Trenitalia non si sente obbligata a rispettare gli impegni assunti con i cittadini tramite lo Stato - rimarca Di Cicco -; il treno, diversamente da quanto previsto, non è partito da Roma alle 18.27, e per i pendolari è iniziata l'odissea». I passeggeri, infatti, sono stati invitati ad utilizzare lo stesso treno, ma dalla stazione di Tivoli, che hanno potuto raggiungere con il regionale 24056 in partenza alle 18.10. «Il treno diretto a Pescara avrebbe dovuto lasciare Roma alle 18.27 - spiega l'esponente di Federconsumatori - mentre il regionale per Tivoli è partito 12 minuti prima». Molti pendolari, dunque, sono rimasti a piedi. E non si tratta di un caso isolato.