TERAMO. Trenta poliziotti, in divisa antisommossa e in borghese, messi in campo per vigilare sul sit-in antifascista che si è svolto ieri sera in città. I ragazzi di sinistra hanno ricordato, a due anni esatti, le coltellate ricevute dai rivali di destra.
«Non dimentichiamo né perdoniamo», ha ammonito Davide Rosci, leader degli antifascisti teramani, alla platea di giovani giunti anche da Roma. Al suo intervento - servito a sottolineare che l'inchiesta su quell'agguato subìto il 23 dicembre del 2009 ha per ora punito allo stesso modo feriti e feritori - hanno fatto seguito riflessioni su episodi di sangue avvenuti in altre città d'Italia. Come il duplice omicidio di Firenze, scaturito dalla follia razzista di un personaggio di estrema destra che ha ucciso due giovani senegalesi. Il sit-in si è svolto pacificamente in Largo San Matteo, davanti alla prefettura, e sotto lo sguardo di decine di poliziotti. La manifestazione è proseguita nell'ex teatro popolare di via Stazio per il "concerto antifascista", organizzato in collaborazione con l'associazione culturale "Senza Filo", con i "Legittimo Brigantaggio" (Rieti), i "Dabadub" (L'Aquila) e i dj teramani Reed, Mundh e L.K.F. Ma in corso San Giorgio, ieri pomeriggio, si è svolta anche una seconda protesta.
Quella dei Cobas del lavoro privato che hanno raccolto firme per scongiuarare tagli e privatizzazioni nel trasporto pubblico locale: una iattura per studenti e lavoratori pendolari. Le firme dei teramani saranno presto consegnate all'assessore regionale ai Trasporti, Giandonato Morra.