Noi primi in Italia per Pil imprese e occupazione Non siamo più la Grecia d'Italia
L'AQUILA. Auguri di Natale affidati a un messaggio scritto e con parole ben pesate quelli che il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha indirizzato agli abruzzesi.
Ieri mattina nella sala giunta della Regione, a palazzo Silone, Chiodi ha regalato parole di ottimismo «ai nostri figli, che avranno meno cambiali da pagare rispetto a quelle che abbiamo ricevuto noi», esaltando il ruolo di «questo esecutivo nell'abbattimento del debito della Sanità», strigliando poi i giornalisti che «diffondono notizie infondate e non evidenziano gli aspetti positivi, le cose che vanno rispetto a quelle che non funzionano».
Una conferenza stampa fiume in cui il presidente della Regione ha toccato tutti i temi dell'attualità. Ma al centro della quale c'è stata la questione L'Aquila, con i suoi circa 170 precari della pubblica amministrazione che stanno per rimanere senza contratto. Giovedì scorso, Chiodi e il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, sono andati a Roma per cercare di strappare al governo Monti, in extremis, la copertura di almento 80 milioni di euro necessaria per pagare i contratti di questi ragazzi e l'assistenza alla popolazione. E infatti, ieri mattina, un gruppo degli 88 assunti con contratto Co.co.co (scadrà il 31 dicembre) hanno manifestato la loro preoccupazione fuori da palazzo Silone.
L'incontro con Monti.
Nonostante il silenzio del governo Monti di fronte alle richieste di Chiodi, Cialente e dei sindaci dei Comuni del cratere, una promessa al presidente del consiglio, Chiodi, l'ha strappata grazie all'intercessione di Gianni Letta: un incontro il 28 dicembre per affrontare la questione L'Aquila.
Insieme a Monti riceveranno la delegazione abruzzese anche il viceministro all'Economia, Vittorio Grilli, il sottosegretario Antonio Catricalà, il capodipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, ex prefetto dell'Aquila. L'obiettivo è cercare di ottenere la copertura finanziaria di 80 milioni di euro e «rimettere la la ricostruzione dell'Aquila al centro dell'attenzione nazionale». Chiodi, ieri, è tornato a ribadire che «il rapporto di fiducia che deve esserci tra un presidente di regione nonché commissario alla Ricostruzione e il suo governo potrebbe venire meno se L'Aquila non tornerà al centro dell'agenda governativa».
«In caso contrario», ha aggiunto, «anche la mia figura potrebbe venire meno».
Aquilani divisi.
L'Aquila sembra essere il neo nella stagione «virtuosa» della giunta Chiodi. «La comunità aquilana si è divisa nel post-sisma in migliaia di rivoli, non è riuscita a remare nella stessa direzione», ha detto. «Ma non mi scoraggio, la ricostruzione è un processo lungo, quindi non siamo in ritardo, confido in un cambio di passo». Un richiamo alla coesione indirizzato a tutta la società civile e politica: banche, sindaci, sindacati, industriali, consiglieri, sindacati.
Regione virtuosa.
Se L'Aquila è un neo, tutto il resto è più o meno a posto. «Questo Natale ci porterà via dalle tasche qualche soldino in più», ha detto il governatore, «ma non per nostra scelta, quanto per politiche anti-recessione adottate dal governo nazionale».
Ma per Chiodi questo Natale porterà anche «ottimismo». «Siamo una regione con meno debiti, avendo questo esecutivo raggiunto l'equilibrio nei conti della Sanità, e con milgiori prospettive per il futuro». E qui il presidente ha ricordato i dati positivi elaborati dallo Svimez e dall'Istat, che «ci attribuiscono le migliori performance in assoluto, in Italia, quanto a crescita del Pil, occupazione e imprese». E' alle spalle il periodo in cui l'Abruzzo era «la Grecia d'Italia». «Nel 2007 l'Abruzzo ha rischiato davvero il default», ha ricordato Chiodi. «L'Abruzzo ha dovuto far ricorso all'aiuto delle altre regioni per far fronte ai debiti che aveva con i propri fornitori».
Ora l'obiettivo della politica è «consegnare un futuro di gioia e tranquillità ai nostri figli», ha aggiunto Chiodi, rivendicando il lavoro svolto dalla sua classe dirigente. «Siamo i primi che non sottrarranno più quote di benessere ai propri figli. Ora», ha detto con orgoglio, «possiamo dire al leghista Borghezio che l'Abruzzo non è più un peso per l'Italia».
Le notizie «infondate».
Il presidente Chiodi non si è fatto scappare l'occasione di avere davanti a sè numerosi giornalisti e al suo fianco il presidente dell'Ordine abruzzese, Stefano Pallotta, per dare una strigliata agli «operatori dell'informazione». Senza mai nominarlo, Chiodi ha attaccato di nuovo il Centro, colpevole, a suo dire, di «non dire la verità». Lo aveva fatto già, il 20 dicembre scorso, sventolando la prima pagina del quotidiano in cui si leggeva: «La Regione aumenta l'Irpef». E il senso dell'attacco di ieri è stato il medesimo: «Oggi si legge che la Regione approva l'aumento dell'Irpef», ha detto, «ma in realtà è il governo che ce lo impone». Di qui il suo appello alla stampa a «non diffondere notizie infondate». Pronta la risposta di Pallotta: «Credo che l'interpretazione di un fatto rientri nelle facoltà di un giornalista e nella linea editoriale del suo giornale e del suo direttore, quando chiaramente espressa», ha detto, lanciando anche lui un appello al presidente della Regione: «Date il vostro buon esempio, non scegliete addetti stampa e portavoce tra i vostri conoscenti. Premiate invece la meritocrazia».