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Data: 27/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni a picco: meno 94mila nel 2011. E' l'effetto delle "finestre mobili" del governo Berlusconi. Sindacati in piazza: «Il capitolo previdenza non è affatto chiuso»

ROMA. Che le pensioni fossero già state duramente colpite negli anni passati dal governo Berlusconi i sindacati lo hanno ripetuto a Monti senza tregua nelle settimane scorse.
E la prova del nove di quanto l'argomento (e dopo la dura riforma varata dal governo tecnico) sia sempre più un nervo scoperto, arriva dai dati Inps sugli assegni per le pensioni erogate nel 2011. Nei primi 11 mesi dell'anno le pensioni di vecchiaia e anzianità liquidate sono state 224.856, oltre 94mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. Il calo più consistente si è registrato per le nuove pensioni di vecchiaia: età anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 secondo le «vecchie» regole, che però sono divenuti 66 e 61 a causa dell'introduzione del sistema della finestra mobile. Appena 94.216 le pensioni di vecchiaia liquidate (-39,4%), mentre per l'anzianità si è registrato un calo del 20,1%, con gli assegni passati dai 163.507 ai 130.640 del 2011. In buona sostanza, i lavoratori che aspettano la pensione avevano già dovuto pagare un conto salato prima della riforma-Monti. E i sindacati avvertono il governo: «Il capitolo pensioni non è una partita chiusa» e se l'esecutivo non darà ascolto alle parti sociali rischia di andare a sbattere. Questa la sintesi del messaggio di Cgil, Cisl e Uil dal presidio unitario davanti a Montecitorio per protestare contro la manovra. Sindacati che, ritrovata l'unità, elencano i problemi che vogliono affrontare col governo: precariato, riforma degli ammortizzatori sociali, del fisco, «perché - dice Susanna Camusso, leader Cgil - bisogna discutere di come si fa la crescita e si crea lavoro». Il leader della Cisl Bonanni sostiene che «c'è bisogno di un accordo tra governo e parti sociali, sostenuto dai partiti. Il governo scelga se stare su questo piano, o con le corporazioni e le lobby».
Insomma, il confronto sarà aspro, anche se il ministro Fornero ha cercato di calmare le acque smentendo di voler discutere dell'art. 18. Lavoro e pensioni comunque al centro del dibattito. Ieri l'Idv ha accusato Berlusconi per il crollo delle pensioni: «Ciò dimostra quanto siano stati pesanti gli interventi effettuati dal governo Lega-Berlusconi in materia previdenziale utilizzando il criterio delle finestre di uscita. E le iniquità del governo Monti sulle pensioni vanno corrette». Sulla diminuzione delle pensioni hanno inciso soprattutto le nuove regole scattate nel 2011 sulla finestra mobile (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti minimi della pensione, 18 per gli autonomi), e sull'inasprimento dei requisiti di accesso alle pensioni di anzianità (almeno 60 anni di età con quota 96 tra età e contributi). Nel 2011 sono così usciti solo coloro che avevano già i requisiti nel 2010, e per il 2011 è scattata la finestra mobile del 2012. Dal prossimo anno scatteranno le regole previste dalla manovra (addio alle quote per l'anzianità, aumento per l'età di vecchiaia delle donne, cancellazione della finestra mobile) ma usciranno con le vecchie regole coloro che hanno maturato i requisiti nel 2011.
Il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua commenta che le riforme messe in atto prima del decreto «salva-Italia» hanno funzionato «ma la transizione era lenta e l'età si allungava troppo poco rispetto alla crescita dell'aspettativa di vita. Abbiamo messo in sicurezza il sistema».

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