ROMA. È stato il Natale più povero degli ultimi dieci anni: meno regali sotto l'albero e un cenone low cost, con un menù creato attorno ai sapori semplici delle tradizioni locali, consumato in casa per nove italiani su dieci. I morsi della crisi hanno frenato i consumi in ogni settore, costringendo tutti a una selezione rigorosa delle spese: il giorno dopo la festa della Natività, a confermarlo sono i dati forniti dalle associazioni dei consumatori e di categoria. Secondo l'Osservatorio nazionale Federconsumatori, la spesa complessiva è stata di 4 miliardi di euro, 400 milioni al di sotto delle stime, che indicavano un volume pari a 4,4 miliardi di euro, per una media di 166 euro a famiglia. Per la Coldiretti, il cenone della vigilia e il pranzo del 25 dicembre sono costati 2,3 miliardi di euro, con una una contrazione del 18% rispetto al 2010: il risultato peggiore dall'anno terribile dell'attentato alle Torri gemelle a New York, il 2001, quando il crollo fu addirittura del 28%.
In tavola sono stati portati soprattutto prodotti made in Italy, legati a ricette del passato riscoperte in particolare durante le ferie con il ritorno nelle terre d'origine: niente champagne, caviale e ostriche, ma piuttosto cappelletti in brodo in Romagna, canederli in Trentino, minestra di cardi in Abruzzo, o scillatelle in Calabria. Per pesce, carne, e salumi sono stati spesi 850 milioni di euro, 440 per spumanti e vini, 400 per i dolci, 270 per frutta e ortaggi e 140 per formaggi e uova. A picco, secondo i dati Federconsumatori, anche gli acquisti per i regali: se gli investimenti più onerosi in mobili, oggetti d'arredamento ed elettrodomestici sono crollati del 24%, abbigliamento e calzature sono precipitati del 18%, mentre la profumeria ha registrato -7%. A tenere solo editoria e libri (grazie alle promozioni, mentre una lieve crescita, trainata dal passaggio al digitale terrestre in alcune regioni e dalla vendita di smartphone, è stata registrata dall'elettronica di consumo, (+1%). Male anche il turismo, con un -8%.
Fatti i conti, secondo il Codacons sono stati spesi 48 in meno a testa rispetto agli anni passati, con un settore che più di tutti ha risentito della crisi, quello dell'abbigliamento e delle calzature, dove la riduzione delle vendite sarebbe stata assai maggiore rispetto a quella rilevata dalla Federconsumatori e avrebbe raggiunto quota - 30%.
E un nuovo allarme riguarda ora i saldi: nonostante i tagli di Natale, infatti, si prevede un flop per le vendite di fine stagione che debutteranno a inizio gennaio: «Le famiglie non hanno più possibilità di spendere per i beni essenziali, nemmeno in regime di sconti stagionali. Prevediamo una riduzione record degli acquisti durante i saldi, con picchi del 30-40% in meno rispetto allo scorso anno» ha detto Carlo Rienzi, presidente dell'associazione. In questa situazione, per Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef, è necessario e urgente «affiancare alle misure di riequilibrio dei conti - che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 euro - interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti produttivi».
Per Osvaldo Napoli, vice presidente dei deputati del Pdl, il calo dei consumi «è causato dalla mancanza di fiducia determinata dalla manovra economica del governo Monti: se si pensa che le famiglie, e eccezione del rincaro della benzina, non hanno ancora subito l'aumento di tassazione prevista per l'anno entrante, c'è da chiedersi di quanto sarà l'ulteriore flessione quando il prelievo fiscale maggiorato entrerà in vigore» afferma, chiedendo misure per far ripartire i consumi.