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Data: 27/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Monti: subito le misure per la crescita. Domani il Consiglio dei ministri. Allo studio liberalizzazioni e taglio delle tasse sul lavoro

ROMA. Liberalizzazioni, lavoro e fisco. Dopo una cura da cavallo a base di tasse, risparmi e sacrifici, è giunto il momento di somministrare al malato Italia le "vitamine". Ci sarà anche una riduzione della pressione fiscale, almeno per i redditi bassi? Le prime risposte arriveranno dal Consiglio dei ministri che si riunisce domani per dare il via alla fase due, quella della crescita.
Le novità potrebbero riguardare il capitolo delle liberalizzazioni (su farmacie e taxi il governo si è detto pronto ad «azioni coraggiose») mentre per quanto riguarda il lavoro, accantonata almeno per adesso la possibilità di intervenire sull'articolo 18 e sui licenziamenti facili, potrebbero esserci interventi tesi a ridurre il cosiddetto cuneo fiscale, ossia la differenza che c'è tra quanto sborsa il datore di lavoro e quel che finisce realmente nelle tasche dei dipendenti.
Nell'attesa di conoscere la cura ricostituente alla quale il governo sta lavorando ormai da giorni, l'Italia resta sempre sotto l'esame dei mercati mentre Mario Monti si trova a fare i conti con un malcontento che vede i sindacati sempre più sul piede di guerra e spinge i partiti (anche quelli che sostengono il governo) a prendere le distanze da una manovra che Berlusconi non esita a definire «recessiva». Il momento è difficile e dopo il monito lanciato alla vigilia di Natale da Giorgio Napolitano («Usciremo dal tunel della crisi usando l'arma vincente della coesione»), un invito a non abbandonare la speranza e la solidarietà è partito ieri anche dal presidente del Senato, Renato Schifani: «Solo un paese unito nella comprensione e nel dialogo può superare questi momenti».
L'appello della seconda carica dello Stato non viene nemmeno preso in considerazione da Silvio Berlusconi che dopo aver appoggiato Monti in Parlamento promuove a pieni voti il fu governo Pdl-Lega e si lancia a testa bassa contro la manovra messa a punto per tenere sotto controllo i conti pubblici. «Noi fino all'estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di alzare le imposte. Ora, invece, con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e indurre in recessione l'economia» dice il Cavaliere durante una telefonata alla Comunità Incontro di don Pierino Gelmini che gli offre la possibilità di far sapere ai suoi fedelissimi che il Pdl è in «ottima forma», che il Paese ha bisogno di «riforme istituzionali» e non di elezioni anticipate e che lui non è affatto andato in pensione. «I sondaggi ci danno in fortissima crescita ed io sono sempre in pista, anche per il futuro» assicura Berlusconi.
Oltre alla Lega, a criticare la manovra è anche l'Idv. Antonio Di Pietro non fa sconti e chiede elezioni anticipate. «E' bene parlarci molto chiaramente: la cura da cavallo non sta funzionando. E' stata varata una manovra fatta di molte lacrime e molto sangue ma i mercati non se ne sono nemmeno accorti. Aspettiamo quindi fiduciosi la decisione della Consulta sui referendum elettorali e poi» taglia corto l'ex Pm «si vada al voto».
Il Pd, invece, di elezioni anticipate non vuole nemmeno sentir parlare, almeno in questa fase. Il responsabile economico del partito, Stefano Fassina, e l'europarlamentare Debora Serracchiani, spiegano che Silvio Berlusconi vuole solo far dimenticare «a forza di bugie» gli anni di gestione fallimentare di un governo «che ha lasciato un buco da venti miliardi» e sosteneva che la crisi era solo un «fenomeno psicologico». Tre sono le richieste del Pd a Monti: intensificare la lotta all'evasione fiscale, aprire il capitolo degli ammortizzatori sociali prevedendo anche l'introduzione del reddito minimo garantito e dare il via, il più presto possibile, ad un'asta sulle frequenze Tv.

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