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Data: 27/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Il Governo aiuterà la ricostruzione» Cicchetti: «In arrivo novità. E i contratti precari diventino stabili»

La protesta dei precari impiegati negli enti pubblici per le vicende legate al terremoto, in scadenza di contratto a giorni, nasconde una questione di più ampio respiro che riguarda il riassetto complessivo della governance della ricostruzione. Domani Gianni Chiodi incontrerà a Roma il premier Mario Monti, i rappresentanti dei ministeri e il capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Quello del commissario sarà un vero e proprio aut aut: servono fondi per l'emergenza, è vero, ma soprattutto la garanzia della vicinanza del governo alle vicende aquilane. In mancanza di tutto ciò non è da scartare l'ipotesi delle dimissioni.
Nonostante la tensione di fine anno, il commissario vicario Antonio Cicchetti si mostra comunque fiducioso: «Il momento è delicato, ma non bisogna drammatizzare. Il governo darà un riferimento, magari sarà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà. Oppure potrebbe continuare a farlo Gianni Letta. Di certo serve una persona. Noi abbiamo rapporti con tanti ministeri, ma c'è bisogno di un pivot. In questa settimana qualcosa succederà, ne sono convinto».
L'ipotesi di dimissioni del commissario è plausibile?
«Intanto vediamo di proporre qualche soluzione concreta ai problemi, poi se ci saranno diversi no e, dunque, si avrà la percezione di un compito difficile da portare avanti, le cose cambieranno».
È vero che in questo momento il governo è distante dalle vicende aquilane?
«Di certo ci sono stati problemi grandi da risolvere per il Paese. È logico che per ogni aquilano il terremoto è la priorità. Mi auguro che ora si possa cambiare marcia e rimettere in moto la macchina. Certo è che sbaglia chi, come il sindaco, dice che il governo non si è mai visto. Letta è venuto qui ogni settimana, e quando non poteva siamo andati a palazzo Chigi».
La vicenda dei precari come è risolvibile?
«Probabilmente ci sarà una proroga per qualche mese per sciogliere i nodi. È logico che il ministero dell'Economia cerchi di ridurre gli aspetti economici dell'emergenza. E in effetti molte persone prese per lavorare nell'ambito dell'emergenza oggi si occupano di ricostruzione. Bisogna trovare, dunque, la maniera per potenziare le strutture. Se i Comuni si devono prendere in mano la ricostruzione, e lo dovranno fare, servono le strutture adatte».
E dunque?

«Vanno trasformati i rapporti di lavoro per avere persone incardinate nel sistema. Serve un grande cambiamento. Magari dovranno essere un po' meno di oggi (sono quasi 400 le persone che lavorano con i contratti del terremoto, ndr), ma è certo che va trasformata l'organizzazione perché servono persone con rapporti di lavoro definiti e precisi a cui si potranno affidare responsabilità».
Lei ha già proposto una soluzione tecnica?
«Sì, ci stiamo lavorando. Va attivato subito un tavolo composto dai rappresentanti del Comune, del commissario, del Mef. Basta con il meccanismo per cui ogni sei mesi bisogna rinnovare contratti».
Su tutto pesano i ritardi della ricostruzione.
«La soluzione per accelerare i lavori sulle case E (contributi più rapidi con le fideiussioni, ndr) è da rispolverare. La commissione voluta dall'ultima ordinanza funziona, ci riuniremo il 30 dicembre per fare un bilancio. Credo che l'intero processo stia ormai andando con una certa velocità».

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