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28/12/2011
Corriere della Sera
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Atac, in arrivo 200 bus anti-aggressione: cabine di sicurezza (ma senza blindatura). Gli autisti: non reggono un attacco, però in qualche modo proteggono |
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Consegnati martedì mattina al deposito di via Prenestina: serviranno le linee periferiche più a rischio.
ROMA - In Atac è arrivato un regalo di Natale per gli autisti. Martedì mattina, nel deposito della via Prenestina, sono stati consegnati i primi autobus anti-aggressione, dotati cioè di una cabina di sicurezza che protegge i conducenti. Proprio come stabilito, d'accordo con Questura e Carabinieri, dal Patto di sicurezza. Saranno duecento, in totale, i mezzi pubblici dotati delle nuove cabine di sicurezza: 178 Breda Menarini da 18 metri e 22 Cursor Iveco da 12.
I bus con le cabine di sicurezza (Proto)I bus con le cabine di sicurezza (Proto) LE CABINE - Per alcuni l'azienda ha progettato e realizzato un vano totalmente chiuso, con tanto di maniglione antipanico. Per altri invece, per evitare l'aumento delle cubature interne e la conseguente obbligatoria reimmatricolazione, ha montato due modelli diversi che isolano il guidatore, ma non del tutto. I nuovi mezzi «sicuri» (50 sono già in circolazione, mentre altri 150 prenderanno servizio entro la fine dell'anno) serviranno le linee «calde», ovvero quelle ritenute più pericolose anche in base al numero di aggressioni subite dagli autisti nei mesi passati: «Si tratta di quelle che collegano Roma con Ostia e Acilia - ha spiegato l'amministratore delegato di Atac, Carlo Tosti, presente alla consegna insieme con il sindaco Alemanno e l'assessore ai Trasporti, Aurigemma - Tor Bella Monaca e Laurentina, Casilina e Prenestina: insomma tutta la parte est della città».
Bus con le cabine anti-aggressione Bus con le cabine anti-aggressione Bus con le cabine anti-aggressione Bus con le cabine anti-aggressione Bus con le cabine anti-aggressione Bus con le cabine anti-aggressione
SINDACATI - «Qualunque innovazione nell'ambito della sicurezza, è ben accetta. Ma questo è solo un primo passo - sintetizza così il segretario regionale Autoferrotranvieri di Roma e Lazio, Marco Capparelli -. È vero che quelle cabine non sono blindate e che se si presenta un'aggressione in piena regola non sono in grado di reggere. Ma sono in qualche modo protette. E l'obiettivo era far stare più sicuri i conducenti. Che in un periodo difficile come quello che il Paese e l'azienda stanno vivendo, rischiano di diventare un bersaglio facile dell'ira della gente. È già successo in passato».
Il deposito Atac di via Prenestina (Proto)Il deposito Atac di via Prenestina (Proto) PREVENZIONE - Quello che serve ora è una vera e massiccia campagna di sensibilizzazione, «perché se l'autista di mezzi pubblici è visto solo come quello che guida con i gomiti per scrivere al telefonino o come colui che ferma l'autobus per andare al bancomat, verremo sempre guardati con disprezzo», continua Capparelli. Che poi aggiunge. «Va bene la cabina antiaggressione. Va bene il pulsante di emergenza che permette all'autista di dare l'allarme in caso di difficoltà. Va bene la telecamera dentro il bus. Va bene anche il dispositivo radiomobile che consente di localizzare il mezzo in qualunque momento. Sono tutte misure che andranno valutate e che sono già allo studio. Ma tutte servono per aiutare l'autista dopo che è stato malmenato. La prima cosa su cui puntare invece è la prevenzione». Ma per il segretario del PSI di Roma Atlantide Di Tommaso i bus anti-aggressione sono solo «una goccia in un oceano stante a come ha ridotto la sicurezza a Roma, ormai un territorio totalmente dominato dalla delinquenza. Ancora una volta Alemanno dimostra di avere una visione di sistema del governo della città. Non a caso rimane sempre il peggiore sindaco della storia di Roma e d'Italia».
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