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Pescara, 08/04/2026
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29/12/2011
Il Messaggero
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Taxi, farmacie, servizi locali arriva la legge sulla concorrenza. Il governo punta a fine gennaio, dopo la segnalazione Antitrust
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ROMA Avanti con le liberalizzazioni. Lo vuole Mario Monti, lo auspica quanto lui Antonio Catricalà. Nè l'uno né l'altro, vogliono procedere con la sciabola. Ma nemmeno arretrare. L'occasione per muoversi in modo sistemico sulla competitività in Italia sarà dunque la legge sulla concorrenza che il governo vorrebbe presentare verso fine gennaio. Legge introdotta dal decreto sviluppo di Claudio Scajola nel 2009 e conservata in un cassetto a Palazzo Chigi, senza discuterla né tantomeno approvarla, dal governo Berlusconi. Un aiuto prezioso arriverà anche dal presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella che ha promesso per metà gennaio una segnalazione a governo e parlamento che faccia il punto sulle cose fatte, non solo con l'ultima manovra ma anche con le altre due del governo Berlusconi, e su ciò che invece resta ancora da fare. Una ricognizione sui vari mercati sui quali intervenire con provvedimenti mirati. Il terreno è minato, chi non lo sa? E lo si è visto anche con l'ultimo decreto salva-Italia, assaltato dalle lobby in commissione alla Camera. «Andremo avanti», ha detto però Catricalà in quei giorni. «Nessun intento punitivo», ha assicurato ieri il premier, per rassicurare chi come i farmacisti o i taxi o i giornali o i professionisti temono la «fase 2» che sarà illustrata oggi nella conferenza stampa di fine d'anno. E per tranquillizzare chi, come il Pdl, non fa che sottolineare quanto sia da evitare l'accanimento nei confronti delle categorie invocando invece una presenza più determinata dell'Italia in Europa contro i poteri forti e un approccio molto più deciso sull'apertura dei servizi pubblici locali. Guarda caso proprio quelli su cui è invece molto sensibile il Pd che ne ha fatto una bandiera in occasione del referendum sull'acqua. Se Monti e Catricalà sapranno destreggiarsi in questo gioco di veti incrociati si vedrà a brevissimo giro. Non sembrano intenzionati a demordere. L'agenda è ampia: si va dai trasporti, alla distribuzione dei carburanti, al gas e ai servizi locali che rimangono sotto i riflettori come le farmacie, le professioni e gli stessi taxi. Tutti settori in cui l'Italia è in coda alle classifiche Ocse e dove, stima l'organizzazione, si potrebbe recuperare mezzo punto di crescita del Pil all'anno.
Taxi. Sono rimasti fuori dall'ultima manovra e da ogni tentativo, anche quelli di Pierluigi Bersani, di apertura alla concorrenza. Ora potrebbe essere recuperata quella parte del decreto salva-Italia che abolendo il vincolo che impedisce di esercitare l'attività in un area geografica, consentiva alle auto noleggio di arrivare dai Castelli a Roma. Farmacie. Sono esclusi dalla vendita dei farmaci di fascia C i paesi con meno di 12.500 abitanti che potrebbero però rientrare in pista. Inoltre spetta al ministero della Salute stabilire quali farmaci saranno vendibili anche nelle parafarmacie. È su questa lista che si giocherà la partita che vale 3,1 miliardi di fatturato l'anno. L'unico fatturato certo, visto che per i farmaci di fascia A i tempi di pagamento del servizio sanitario nazionale sono biblici.
Professioni. Entro il 13 agosto dovranno essere abolite tutte le norme degli ordinamenti professionali in contrasto con la concorrenza. Ma questa norma (articolo 34) non riguarda gli Ordini costituzionalmente garantiti così come i servizi finanziari e di comunicazione. Architetti, ingegneri, avvocati, notai saranno dunque al centro di un nuovo intervento. Di sicuro spariranno le tariffe minime. Prevedibile una riforma che assegni agli ordini compiti di servizio, più snelli e limiti le esclusive allo stretto necessario.
Benzinai. L'abolizione dei contratti di comodato, che tuttora legano distributori e compagnie petrolifere finendo per condizionare anche la determinazione finale del prezzo al pubblico, è saltata all'ultimo minuto dal decreto salva-Italia. Ora l'abolizione delle clausole di esclusiva nell'approvvigionamento potrebbe rientrare in gioco. Possibile anche una spinta alle aperture di distributori indipendenti negli ipermercati.
Gas e stoccaggi. Qui il governo Berlusconi ha creato qualche apertura ma rimane aperta la questione della separazione tra Eni e Snam rete gas risolta finora con una separazione gestionale. Un riassetto modello Terna è possibile? Catricalà, da presidente dell'Antitrust, non ha mai spinto in questa direzione. Monti potrebbe avere idee diverse.
Trasporti e servizi locali. Il settore è liberalizzato in tutta Europa da gennaio. Il decreto salva-Italia ha stabilito che sarà il governo entro sei mesi a stabilire a quale, tra le autorità esistenti, sarà affidato il compito di vigilare sul settore (ferroviario, marittimo, aereo). Potrebbero rientrare nella norma anche le autostrade. Il tema dei trasporti si incrocia con quello dei servizi pubblici locali. «Siamo l'unica Regione ha detto ieri il presidente della Toscana, Enrico Rossi che ha deciso di procedere a una gara unica per il trasporto pubblico locale nel 2012. È il primo esempio di liberalizzazione del Tpl». Ci sono anche lo smaltimento dei rifiuti e degli altri servizi gestiti dalle oltre 2.000 Spa locali: è un capitolo enorme e finora trascurato. L'ultima manovra Berlusconi aveva consentito a Regioni e Comuni di proseguire con gli affidamenti diretti motivandone, però, il perchè. Monti ha intanto stabilito che l'Antitrust possa ricorrere direttamente al Tar qualora gli affidamenti o le gare risultino in contrasto con le leggi sulla concorrenza. È già un grosso passo avanti, ma ora si potrebbe andare anche oltre.
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