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Pescara, 08/04/2026
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29/12/2011
Il Centro
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Trasporti pubblici, servizi postali, taxi e farmacie: via alle liberalizzazioni. Già nel Cdm del 3 o 4 gennaio le prime misure. Il pacchetto per la crescita entro gennaio |
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LA CRISI Continua la fibrillazione nel Pdl contro il governo La Lega vuole boicottare il discorso di Napolitano ROMA. L'intero pacchetto per la crescita sarà varato entro gennaio. E' questa la decisione nella tabella di marcia discussa ieri dal governo Monti sulla fase due, i provvedimenti per lo sviluppo. Un primo via libera sulle liberalizzazioni dovrebbe avvenire già la settimana prossima, e per il 3 o 4 gennaio dovrebbe essere convocato un altro Consiglio dei ministri. Si partirà dai settori rimasti fuori dalla manovra: trasporti pubblici, servizi postali, taxi e farmacie. Il Consiglio dei ministri è durato circa tre ore. Bocche cucite all'uscita da palazzo Chigi, e tutto rinviato alla conferenza stampa che Monti terrà oggi. Secondo indiscrezioni però il premier avrebbe molto insistito sulla necessità di contenere la spesa. Soldi non ce ne sono, e anche il ministro Passera ha sottolineato la mancanza di risorse e l'importanza di puntare su un piano di «spending review». Intanto sarà convocata una riunione col Cipe per sbloccare i fondi per le infrastrutture, e si punta sul Piano per il Sud e sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Nell'asciutto comunicato ufficiale di Palazzo Chigi non si entra nei contenuti delle misure discusse: «All''inizio dei lavori - è scritto nella nota del governo - il Presidente Monti ha illustrato i punti salienti del programma di lavoro da lui previsto per le prossime riunioni del Consiglio dei ministri. Dopo un ampio dibattito, il Consiglio ha unanimamente condiviso quanto proposto dal Presidente». Altri interventi della fase due riguarderanno comunque sgravi fiscali per le imprese, strumenti per la patrimonializzazione delle imprese, interventi per garantire la liquidità delle banche, fondi per le piccole e medie imprese, e poi il grande tema del lavoro. Questo mentre Monti ha espresso la sua soddisfazione per il grande successo dell'asta dei titoli di Stato. Un attestato di fiducia al governo che stride con quanto sta accadendo nel centrodestra, sempre più in ebollizione. Dopo che Berlusconi nei giorni scorsi ha criticato il suo successore che «deprime gli italiani», e si è detto «pronto a tornare in pista», alcuni esponenti del Pdl si sono lanciati contro Monti e il suo governo. Situazione paradossale: primo perché il Pdl è il partito più forte in Parlamento che appoggia Monti; secondo perché, per usare le parole di Casini, «è il colmo che chi è stato fino a ieri causa del problema oggi si proponga come la soluzione». Ma le «intemperanze» del Pdl e della Lega non si sono attenuate. Il Carroccio su Facebook ha lanciato un'iniziativa di boicottaggio del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Napolitano. Migliaia le adesioni, anche se alcuni esponenti (tra cui il governatore del Veneto Zaia) hanno invitato alla calma: «I problemi sono altri». Una parte della Lega imputa a Napolitano l'insediamento di Monti senza ricordare, tuttavia, che Berlusconi si è dimesso perché il suo governo non aveva più la maggioranza in Parlamento. Dal Pd e dall'Idv critiche alla Lega, e l'invito a Maroni a schierarsi contro il tentativo di boicottaggio istituzionale. Nel Pdl intanto Osvaldo Napoli, vicepresidente Pdl alla Camera chiede un «break»: il premier «deve fermare le macchine e incontrare le forze politiche che lo sostengono per rivedere la politica fiscale». Aggiungendo, con una certa audacia, che «il Pdl non può rendersi responsabile di un fallimento». Dal Pd l'appello a sostenere Monti, mentre Di Pietro parla dell'esecutivo come un qualcosa da sopportare e avverte: «Da giugno si potrà andare alle elezioni».
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