ROMA - «Abbiamo un'occasione storica. Come hanno scritto anche i giornali americani, solo un governo nonpartisan può fare ciò in cui non sono riusciti i partiti: cambiare e rifondare il sistema-Paese». Con queste parole Mario Monti ha dato la carica ai ministri riuniti per tre ore. E ha battezzato la fase due impostata sulla crescita «manovra riparti-Italia». Non un solo intervento, ma una serie di «pacchetti» che illustrerà oggi nella conferenza stampa di fine anno. Cominciando dalle nuove misure per lo sviluppo firmate dal ministro Corrado Passera, passando per le liberalizzazioni e arrivando alla riforma del mercato del lavoro. I due temi politicamente più sensibili e rischiosi per la tenuta del governo.
Sulle liberalizzazioni, invise dal Pdl, Monti non arretra: ai ministri ha confermato che interverrà anche su farmacie, taxi e professioni. «Ma senza approcci punitivi e con un quadro ampio che comprenda tutti i settori strategici». Trasporti, autostrade, energia, servizi pubblici locali inclusi. Così come chiede il partito di Silvio Berlusconi.Il professore non fa marcia indietro neppure sul mercato del lavoro, tema cui il Pd e i sindacati hanno posto il veto riguardo la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. A Elsa Fornero, Monti ha chiesto di tenersi pronta a far partire il tavolo della trattativa «per fine gennaio»: «Mi raccomando, ascoltiamo e condividiamo. Ma si deve andare avanti. Non vogliamo forzature, non cerchiamo scontri ideologici, però i risultati ci devono essere». E per ottenere «i risultati» Monti è pronto a esplorare soluzioni legislative che, anche senza toccare l'articolo 18, introducano forme di flessibilità in uscita. Ma solo per i nuovi assunti. L'idea è quella di stabilizzare i precari, dare un contratto a tempo indeterminato ai giovani grazie a incentivi e offrendo alle aziende la possibilità di licenziare nei primi tre anni. In più, ci sarebbe un «forte potenziamento» degli ammortizzatori sociali. Il solito metodo, insomma: il bastone e la carota.
Il pressing di Monti non si ferma ai responsabili delle deleghe economiche. «Tutti i ministri, anche quelli che in questa fase si sentono periferici come l'Istruzione, i Beni culturali, l'Ambiente, la Sanità, devono collaborare. Attendo da voi un programma di riforme organiche nel settore di vostra competenza». L'obiettivo del premier è di varare entro il 30 marzo il «programma nazionale di riforma», con un timing di approvazione dei singoli provvedimenti, così come sollecita la Commissione europea. «Chi mi critica», ha detto Monti alludendo al Pdl, «forse non ricorda che questo impegno con Bruxelles è stato preso dal precedente governo e noi siamo obbligati a rispettarlo».
Non poteva mancare una riflessione sui mercati. Il premier si è detto soddisfatto per il successo dell'asta dei Bot, con una domanda doppia rispetto all'offerta. E dunque con i rendimenti in calo. «Ciò dimostra che abbiamo riacquistato credibilità, ma aspettiamo di vedere cosa accade domani (oggi, ndr.) con l'asta dei Btp». Diverso il discorso sullo spread, il differenziale con i bund tedeschi, che «continua a restare alto». «Siamo ai livelli di settembre e ottobre», ha spiegato Monti, «ma in quel periodo la Banca centrale europea comprava i nostri titoli di Stato. Ora invece siamo senza rete. Ma il fatto che lo spread si mantenga a livelli tutto sommato accettabili per questa fase, è un segnale positivo: ci reggiamo sulle nostre gambe». Il ritorno della Bce sul mercato dei titoli è però una delle questioni che Monti vuole affrontare sia con Mario Draghi, sia con la cancelliera tedesca, Angela Merkel.