L'AQUILA - Maratona fino a notte fonda a Palazzo dell'Emiciclo per uno dei riti politici tradizionali del Consiglio regionale, l'approvazione in zona Cesarini dei provvedimenti più importanti per la vita della regione, il bilancio e la finanziaria, oltre che il Dpef (questo passato a maggioranza alle 21,30). Dopo un'ultima sospensione dei lavori nell'aula, un'accesa riunione tra opposizione e maggioranza ha condotto ben oltre la mezzanotte lungo la strada di un accordo difficile ma inevitabile.
Per tutta la giornata il clima è stato tesissimo, come succede quando ci sono di mezzo un sacco di soldi: il presidente Gianni Chiodi ha rivendicato «pareggio di bilancio in campo sanitario e riduzione del debito generale, dati inconfutabili», ma è stato definito «il nuovo Attila d'Abruzzo», copyright Camillo D'Alessandro, capogruppo Pd; le opposizioni hanno riempito la sessione di bilancio con oltre 1.200 emendamenti e subemendamenti; il centrosinistra è uscito dall'aula mentre parlava Chiodi, una vendetta perchè il governatore era uscito a telefonare quando era stato il turno della minoranza. Insomma, una vera battaglia che avvicinava pericolosamente la deadline di domani, ultimo giorno utile per chiudere i conti. Improbabile che la «Regione non più canaglia», come ha rivendicato l'assessore Carlo Masci, volesse però rischiare di arrivare all'esercizio provvisorio. E quando già si pensava ad un blitz di maggioranza sul far dell'alba, si è tornati a trattare su un accordo.
Che sarebbe stata una giornataccia si era capito fin dall'inizio. Incuranti della clessidra che scorreva inesorabile, maggioranza e opposizione hanno fatto a braccio di ferro. E poi, complice anche la capatina di una dozzina di consiglieri alla conferenza stampa di fine anno del presidente Pagano, e soprattutto al buffet successivo, la seduta non è cominciata fino a metà pomeriggio. In particolare si cercava l'intesa sugli emendamenti che l'opposizione aveva presentato. Frenetiche le riunioni di una maggioranza che, dopo la prova balbettante di mercoledì sull'approvazione della legge comunitaria, con il numero legale saltato ben due volte, non è apparsa coesa neanche ieri. Come un Tetris senza fine si è scatenato uno spostamento di fondi da un capitolo all'altro. L'intoppo c'è stato su emendamenti come quello sulla riforma dei trasporti o quello che spostava parte dei fondi destinati alle indennità di risultato dei dirigenti, previste per legge, per finanziare attività culturali.
All'assessore Masci è toccato alzare il sipario sul bilancio, che ha presentato come uno strumento «che certifica che l'Abruzzo abbandona il primato di Regione più tartassata e indebitata d'Italia». Le cifre clou: «Dai 400 milioni per le spese obbligatorie legate al funzionamento dell'ente regionale ai 98 milioni ancora per le cartolarizzazioni campo sanitario, 80 milioni per i trasporti». Gli ostacoli: «Abbiamo dovuto affrontare il tavolo di monitoraggio della sanità; la forte riduzione dei trasferimenti statali che sfiora l'80%, i trasferimenti dello Stato solo qualche giorno fa sul trasporto pubblico locale». I tempi lunghi non sono piaciuti alle opposizioni, a partire dal Pd. «Approviamo cose che non conosciamo, la Giunta di Chiodi è militare e lui il caporalmaggiore», ha gridato Cesare D'Alessandro (Idv). Antonio Menna (Udc): «Dopo un anno di interrogazioni ora dobbiamo approvare tutto in tre giorni». «Mesi di ritardo» anche per Franco Caramanico (Sel), «cifre e conti esaminati in modo troppo concitato», ha riassunto Gino Milano (Api).