Appuntamento a gennaio. È verso fine mese e prima dell'Eurogruppo convocato per il 23, che il governo svelerà le nuove misure sulle liberalizzazioni. Non si tratterà di un programma di piccolo cabotaggio. Mario Monti lo ha detto esplicitamente: «Interverremo in modo sistematico, così che ognuno si renda conto che ad ognuno è richiesto qualche sacrificio e qualche arretramento». L'uomo che ha sconfitto un colosso come Microsoft e si è dovuto arrendere ai tassisti romani, dunque, tornerà alla carica. Con i taxi? Sì. Con le farmacie? Anche. E poi con le professioni, i servizi locali e gli affidamenti diretti alle Spa comunali e regionali senza l'ombra di procedure competitive; le concessioni balneari assegnate senza gara in barba alle regole europee; le ferrovie che devono aprire i binari alla competizione; le poste che sono in ritardo sulla tabella di marcia richiesta dall'Europa; e poi le assicurazioni; e la rete di distribuzione dei carburanti dove gli interessi dei distributori e quelli contrapposti delle compagnie petrolifere finiscono per sommarsi e annullarsi a vicenda; l'energia che soffre di un vizio storico di competizione soprattutto nel gas; la sanità; e tutte le esclusive che vanno a beneficio di intere categorie professionali e a discapito dell'efficienza e del prezzo dei servizi.
Insomma, sarà un intervento ampio, a tutto tondo. L'occasione per farlo è la legge sulla concorrenza a cui Mario Monti e Antonio Catricalà vorrebbero legare il proprio nome. Sarebbe la prima, nella recente storia della Repubblica. Finora è rimasta lettera morta. L'aveva introdotta Claudio Scajola nel 2009, doveva avere una cadenza annuale, ma non se n'è fatto nulla. E il governo Berlusconi è caduto prima di averla neppure presentata.
Ora è venuto il momento di riproporla. I capitoli di cui tenere conto sono scritti nelle segnalazioni inviate dall'Antitrust a governo e parlamento. L'ultima finalizzata proprio alla legge sulla concorrenza risale al febbraio 2010. Da allora alcune cose sono state fatte (anche dall'ultimo decreto salva-Italia), altre restano ancora da fare. Su questo si pronuncerà il nuovo presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, che ha promesso un rendiconto a governo e parlamento per metà gennaio. Ma già da ora si può dire che nei servizi pubblici c'è da aspettarsi l'eliminazione di alcuni vantaggi competitivi ancora in capo a Poste italiane; nel trasporto ferroviario la definizione più chiara delle aree di concorrenza distinte da quelle di servizio pubblico oltre a interventi finalizzati a cancellare la prassi delle concessioni di lunga durata. Concessioni più brevi, anche per autostrade e per i servizi aeroportuali.
Sicuramente Monti e Catricalà torneranno a riproporre le misure sulla rete dei carburanti in modo che la rete di distribuzione sia separata (e quindi via i contratti di comodato con obbligo di fornitura dalla compagnia) dal segmento della produzione. Nel gas, potrebbe essere considerato un ridimensionamento della presenza dell'Eni (dominante nella vendita, distribuzione e stoccaggio) con una più decisa separazione da Snam; ma anche la riduzione degli ambiti territoriali (quindi in sostanza dei distributori locali) e l'introduzione, anche, di gare per l'assegnazione delle concessioni.
E' un'agenda molto ampia. Molto difficile da realizzare. Monti conta di azzerare i veti politici abbinando gli interventi su liberalizzazioni e mercato del lavoro (invise le prime dal Pdl e il secondo dal Pd). E promette: «Il governo sarà incalzante».