DI PRIMO acchito, la privatizzazione dell'Ataf non può che suscitare perplessità soprattutto per come è maturata. A guardare meglio qualcosa di positivo potrebbe nascere. Vediamo perché. Partiamo da un punto fermo: tra tutti i servizi pubblici locali, il trasporto pubblico locale (Tpl) è quello gestito nel modo meno efficiente, spesso in perdita (come nel caso Ataf). Conta sicuramente la presenza dei sindacati, che nei trasporti hanno un forte potere contrattuale, ma conta forse di più che le tariffe sono tenute basse per decisione politica. E' chiaro che in questa situazione il taglio dei trasferimenti dello Stato centrale agli enti locali ha messo in difficoltà molte realtà. Il Comune di Firenze ha deciso di privatizzare l'Ataf sostenendo che la società era ingestibile a causa delle resistenze dei sindacati ad accettare sacrifici. Difficile capire come stiano le cose, i sindacati e i lavoratori hanno sicuramente le loro responsabilità in una gestione che è stata sistematicamente in perdita. Rimane però il fatto che privatizzare per questo motivo segna una sconfitta piuttosto che una vittoria: si dovrebbe prima risanare e poi privatizzare, non il contrario, altrimenti il rischio è la svendita. Ci sono altri due aspetti che lasciano perplessi. In primo luogo la corsa a privatizzare in contemporanea/prima della gara regionale per il Tpl. SE L'OPERAZIONE è fatta prima della gara, si priva la società del principale asset (il trasporto pubblico a Firenze): quanto può essere appetibile Ataf senza avere la certezza di poter gestire gli autobus a Firenze? Addirittura sembra che la stessa partecipazione di Ataf alla gara sia messa in dubbio. In secondo luogo, privatizzare Ataf assieme alla tramvia implicitamente significa una vendita al socio di maggioranza della tramvia: chi può avere infatti interesse ad entrare in una società che vede già presente (nella sua partecipata principale) un socio di maggioranza? Difficile trovare qualcuno. Quando si vende e il compratore potenziale è uno solo, il rischio è di svendere. Poste da parte queste perplessità sull'operazione, occorre togliere dal dibattito un po' di ideologia: il privato può gestire bene una società anche per il pubblico (non solo per i suoi azionisti) a condizione che la regolazione sia efficace. Il Tpl non è un settore difficile da regolare, quindi non c'è un ostacolo serio. Occorre però essere onesti fino in fondo: è vero che il pubblico continuerà a dettare le regole (tariffe, corse, ecc.) ma, se nessun privato accetterà tali condizioni, il suo potere contrattuale sarà limitato. Tradotto: la privatizzazione porterà gli autisti a lavorare di più ma anche un aumento del biglietto e, forse, una riduzione delle corse. Curiosamente la gara unica regionale offre uno spunto interessante per privatizzare un'azienda di Tpl. Per partecipare alla gara, diverse società toscane di Tpl si sono associate in una associazione temporanea di imprese. Il punto è molto semplice: se la gara sarà vera, una struttura come un'associazione temporanea di imprese può reggere la concorrenza di altri operatori (privati e pubblici) sul fronte dei costi? Forse sì nell'immediato, ma non è escluso che un'azienda privata sia in grado di presentare un'offerta più vantaggiosa in futuro. Se si apre questa prospettiva, l'eventuale acquirente di Ataf può diventare l'operatore per tutta la Toscana mettendo in campo un processo di aggregazione. Un'opportunità interessante che potrebbe portare ad un risparmio di soldi pubblici. Dovremmo abituarci al fatto che l'azienda del Tpl cambi di tanto in tanto perché un nuovo operatore ha fatto un'offerta migliore. Potremmo avere un'azienda danese che gestisce gli autobus di Firenze ricambiando l'esperienza dei cittadini di Copenaghen il cui metrò è gestito dall' Atm milanese. Se le cose andranno così, la privatizzazione di Ataf potrebbe essere uno snodo importante per portare in Toscana un operatore che conosce il mestiere meglio delle nostre aziende. Un motivo in più per maneggiare con cura l'operazione.