A Messina colpo di grazia sul trasporto pubblico urbano. Un'inchiesta giudiziaria ha scoperchiato una presunta maxi truffa su chilometri «gonfiati» per ottenere maggiori contributi regionali e su assenteismo e straordinari non dovuti. Agli arresti sono finiti il direttore e alcuni dipendenti, mentre i servizi delì'Atm sono ridotti all'osso. Il personale, che ancora aspetta lo stipendio di ottobre, è sul piede di guerra, pronto ad aderire allo sciopero già proclamato dai sindacati per il 16 dicembre. La vecchia azienda municipalizzata, l'unica in Sicilia a non essersi ancora trasformata in Spa, questa volta rischia veramente di affondare con i suoi debiti e il suo carrozzone di dipendenti. Nella città dello Stretto l'Atm gestisce il trasporto urbano, attraverso autobus e linea tranviaria, con un esercito di dipendenti, 621, che costano circa 25 milioni l'anno. Già nei decenni scorsi, varie inchieste giudiziarie avevano portato alla luce irregolarità. Adesso un nuovo filone. E questa volta sono scattati i provvedimenti di custodia cautelare anche per il direttore Claudio Conte (da 15 anni in carica). Quest'ultimo, nel 2008, aveva preannunciato progetti di risanamento per l'azienda che già all'epoca aveva accumulato un disavanzo di 16 milioni. La dirigenza aveva dichiarato l'intenzione di puntare sulla dismissione del patrimonio immobiliare, del valore di circa 20 milioni, e annunciato un piano di risanamento, con otto progetti. Ma nulla di concreto è stato fatto, a eccezione di un finanziamento europeo ottenuto per l'acquisto di una ventina di autobus, con procedure ancora in corso. Fino ad arrivare ai giorni nostri, con un disavanzo compreso tra 47 e 52 milioni (non c'è un bilancio ufficiale), anche se l'Atm vanta dei crediti con il Comune e con la Regione. Intanto, il servizio è sempre meno efficiente, svolto con 50 autobus su 130 e sei vetture del tram in una città di 25Omila abitanti. L'amministrazione comunale, che ha nominato quale commissario per l'Atm il proprio segretario generale, Santi Alligo, alle prese con l'emergenza, da tempo sta lavorando a una delibera per la messa in liquidazione dell'azienda, ma il documento non è ancora approdato in Consiglio. I sindacati lanciano l'allarme. Chiedono un immediato progetto .di risanamento, un piano industriale di rilancio dell'Arni, da trasformare in Spa, secondo la Fit Osi, il sindacato che conta i maggiori iscritti, guidato da Vincenzo Testa. «A dimostrare la debacle dell'intero sistema - scrive la Cisl al commissario e al Comune - basta evidenziare come le aziende di trasporto urbano di Messina, Catania e Palermo accumulino oggi debiti pregressi per oltre 200 milioni, nonostante quelle siciliane siano le tariffe più alte d'Italia e pur offrendo, specie a Messina, un servizio ben lontano dagli standard». Sono debiti accumulatisi, secondo la Cisl, per la cattiva gestione della cosa pubblica da parte delle amministrazioni degli ultimi decenni. «Occorre con urgenza voltare pagina - ribadisce il segretario provinciale della Cisl, Tonino Genovese, TI.con la costituzione di una società a'prevalente capitale pubblico e magari anche con un 10% di azionariato popolare, di proprietà dei lavoratori. E partner privati che portino capitali, know-how, gestione manageriale. Se poi l'attuale Atm si dovrà mettere in liquidazione, si proceda, ma non a occhi chiusi, cioè con precise garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali. E per salvaguardare 621 persone sarebbe opportuno che la nuova Spa si occupasse anche della gestione dei parcheggi, degli impianti semaforici, della rimozione, degli eventuali servizi di bikesharing e car-sharing, insomma di tutto il piano della mobilità urbana. Questa è la nostra proposta». »