Caso Fiat, pronte quattro ore di sciopero della Fiom
ROMA Scottati dalle novità sulle pensioni inserite nel decreto Salva Italia, i sindacati chiedono a Monti di cambiare metodo. I leader confederali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, anche ieri hanno detto che il governo deve avviare un vero confronto con le parti sociali e nella serata di ieri il premier Mario Monti ha chiamato i segretari delle organizzazioni confederali e dell'Ugl per rassicurarli. Secondo fonti del governo Monti ha espresso la volontà di ricercare «la massima intesa» sui temi del lavoro e dell'occupazione, pur sottolineando «l'esigenza di operare con la sollecitudine imposta dalla situazione». Tempi stretti, dunque, sia per il confronto che partirà il 9 gennaio che per un accordo.
Ma dopo l'esperienza fatta con la manovra, i sindacati avvertono che l'urgenza di decisioni rapide non giustifica che il governo metta tutti di fronte a fatti compiuti.
Intervistati da TMnews i tre leader concordano nel dire l'emergenza del 2012 sarà il lavoro, e che la recessione acutizzerà la piaga dei posti di lavoro persi. «Nei prossimi mesi c'è il rischio di nuove tensioni sociali per l'impatto della crisi sull'occupazione e sui redditi, e l'aumento delle diseguaglianze», dice la Camusso. Per questo bisogna aprire subito il confronto su crescita e occupazione. «Serve un Piano per il lavoro, e il governo dialoghi e abbia più coraggio».
Angeletti mette in chiaro che «l'aumento della disoccupazione è come gettare benzina sul fuoco», e che nell'incontro a palazzo Chigi i sindacati chiederanno la riduzione delle tasse sul lavoro «perchè gli effetti positivi sulla crescita sono indiscutibili».
L'altra priorità è una riforma degli ammortizzatori sociali che tuteli di più chi perde il lavoro. Una necessità che lo stesso Monti ha ricordato nella conferenza stampa, ma su cui i sindacati non sono disposti a lasciare carta bianca.
Cgil, Cisl e Uil sono anche perplessi sull'ipotesi di contratto unico, circolata in questi giorni come strada per facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. «Alcune proposte di contratto unico sono un messaggio pubblicitario ingannevole, perchè tutto resta com'è ora e si aggiunge solo un'altra tipologia di contratti instabili e atipici, mentre bisogna ridurne il numero». La Cisl di Bonanni mette in guardia il governo dal fare «fughe in avanti», e Angeletti avverte che «queste cosa calate dall'alto fanno poca strada».
Per aiutare l'ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro, e favorirne la stabilizzazione, bisogna per i sindacati «alzare di più i salari dei lavoratori flessibili, estendere gli ammortizzatori sociali a chi ne è escluso, rendere obbligatoria la previdenza integrativa, e agevolare fiscalmente le assunzioni dei lavoratori precari, delle donne e degli ultraciquantenni» che si trovano senza lavoro e senza pensione.
Su tutto questo i sindacati intendono confrontarsi con il governo. E considerano chiuso il discorso sull'articolo 18. «Non c'entra niente con la crescita», dice la leader Cgil. «L'idea che togliendo una salvaguardia a chi ce l'ha aumenti il grado di tutela per tutti è ridicola». Anche Raffaele Bonanni alza il muro contro «i licenziamenti facili». Ripete che «non c'è alcun legame tra il precariato e l'articolo 18». E liquida il tema come «una questione di bandiera uno specchietto per le allodole, un falso problema».
Intanto la Fiom va avanti nella sua battaglia per la «riconquista» del contratto nazionale, i diritti e le libertà sindacali. Maurizio Landini annuncia che sarà di quattro ore il pacchetto di scioperi per assemblee deciso dalle tute blu della Cgil contro la scelta della Fiat di uscire dal contratto nazionale. E che, ormai, ha un proprio contratto per gli oltre 86 mila lavoratori del gruppo. Contratto che è stato firmato il 13 dicembre con Fim, Uilm, Fismic, Uglm.
Inoltre con lo scoccare del 2012 Fiat e Fiat industrial escono da Confindustria e da Federmeccanica, come ha comunicato l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, al presidente dell'associazione degli industriali, Emma Marcegaglia. La Fiom, dunque, non arretra: gli scioperi partiranno dal 9 gennaio e saranno articolati fabbrica per fabbrica, entro il mese, prima della manifestazione nazionale dell'11 febbraio. E, per restare dentro le fabbriche, annuncia inoltre Landini: «I ricorsi sono già pronti».