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Data: 02/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
«Rischio di tensioni sociali» L'allarme della Camusso. In serata telefonata del premier

Disoccupazione. Trecentomila posti in pericolo in 230 tavoli di crisi

ROMA. Sono 300mila i posti di lavoro a rischio a inizio 2012 e i sindacati lanciano l'allarme per il rischio di nuove tensioni sociali. La recessione compatta le forze sociali che con Luigi Angeletti della Uil avverte: «l'aumento della disoccupazione è benzina sul fuoco della pace sociale».
In serata la telefonata del premier ai quattro leader sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esprimere la volontà di ricercare «la massima intesa» sui temi del lavoro e dell'occupazione. Monti ha sottolineato che c'è però «l'esigenza di operare con sollecitudine».
Intanto il ministro dello Sviluppo Passera conferma di essere impegnato a coordinare tavoli di crisi per circa 30-40mila posti di lavoro. La cifra è destinata a salire a quota trecentomila se si considera l'indotto legato alle aziende coinvolte dalla crisi. A una settimana dall'apertura del tavolo tra governo e parti sociali, Susanna Camusso rilancia l'emergenza lavoro e avvisa il governo: «C'è un rischio reale di tensioni sociali nei prossimi mesi». Ventiquattr'ore dopo il messaggio di Giorgio Napolitano la segretaria generale della Cgil elogia su Twitter l'accento posto dal capo dello Stato sul tema del lavoro, ma ricorda che «la recessione avrà un impatto duro su occupazione e redditi». Per Camusso se le diseguaglianze sociali continueranno a crescere il rischio di nuove tensioni è reale e il governo deve avere più coraggio di quanto dimostrato finora nell'avviare il dialogo con i sindacati sui temi della crescita e dell'occupazione. «Bisognerà riformare gli ammortizzatori sociali per tutelare chi perde il lavoro e ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili atipici moltiplicati in modo irresponsabile dal governo Berlusconi». Per ridurre la precarietà che investe giovani, donne e aree svantaggiate del Paese, bisognerà ridurre le forme di assunzioni dalle attuali 46 a tre o quattro, spiega Camusso. Per la Cgil è sbagliato inoltre ritenere chiuso il capitolo pensioni perchè ci sono «ingiustizie e discriminazioni che gridano vendetta». Con Camusso si schiera la Cisl che con Raffaele Bonanni dichiara che l'inaspirsi della recessione dipenderà solo «dal comportamento del governo». Intanto il ministero dello Sviluppo non nega il rischio occupazione. Il dicastero di Passera sta seguendo 230 tavoli di crisi. I settori più colpiti sono quello dei trasporti, del tessile e delle comunicazioni ma anche il settore auto è costantemente monitorato. Sul fronte Fiat, la Fiom ha intanto annunciato 4 ore di sciopero territoriale per il 9 gennaio contro la decisione dell'azienda di uscire dal contratto nazionale.

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