Telefonate con i leader sulla crescita, presto una serie di incontri
ROMA - Mario Monti lavora a ritmo serrato alla fase due del programma, quella cioè concernente la crescita e lo sviluppo, che vede tra i suoi punti principali le liberalizzazioni e la riforma del mercato del lavoro. Il premier, che vorrebbe presentarsi all'Eurogruppo di Bruxelles del 23 gennaio con qualcosa di già definito in materia, non intende abbandonare il metodo del confronto con le forze politiche che lo sostengono e, anche se non è stato ancora stabilito alcun incontro bilaterale con i leader di partito, Monti ha scambiato ieri con questi diverse telefonate. Che probabilmente sono andate al di là della formale motivazione dei reciproci auguri di inizio d'anno. Dialogo anche con le parti sociali, con le quali a partire dalla prossima settimana si misurerà il ministro del Welfare, Elsa Fornero.
Intanto, se i leader, sui temi dell'agenda governativa, se la vedranno faccia a faccia con il premier nelle prossime settimane, ieri vari esponenti di partito hanno inviato i loro segnali - talvolta dei veri e propri avvertimenti - a palazzo Chigi. Scontato il quasi totale via libera accordato dal Terzo Polo all'esecutivo, soprattutto in direzione delle riforme, è il Pdl a mostrarsi più in sofferenza, anche rispetto al Pd, su quelle che potrebbero essere le prossime mosse del governo. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, definito «ragionevole» il confronto dell'esecutivo con le forze sociali, avverte che però «poi, in sede di decisione politica, il governo deve fare le sue scelte d'intesa con i partiti che lo sostengono in Parlamento». Anche altre due esponenti azzurre, l'ex ministro Anna Maria Bernini e l'europarlamentare Licia Renzulli, dicono: bene gli incontri con sindacati e industriali, ma «è opportuno che il professor Monti convochi senza indugi un incisivo tavolo di confronto con i segretari e i capigruppo dei partiti che lo sostengono». E a prendere di petto la controversa questione delle liberalizzazioni riguardanti farmacie, taxi ed edicole è Carlo Giovanardi che senza tanti complimenti invita Monti a «riporre nel cassetto le sue cattive intenzioni». Agli antipodi l'atteggiamento di Benedetto Della Vedova, secondo il quale «il dovere del governo non è quello di concertare coi sindacati e di negoziare con i partiti. Ma è quello di fare le riforme». Preferibilmente, dice il capogruppo di Fli alla Camera, in «un quadro di ritrovata coesione politica e sociale» al quale però non possono essere subordinate scelte destinate a creare «piena concorrenzialità nel mercato dei prodotti e dei servizi, anche professionali, che è imprescindibile condizione di efficienza del sistema economico». Sul fronte del Pd, qualche paletto su alcuni dei temi più caldi prova a fissarlo l'ex ministro del Welfare, Cesare Damiano, affermando che in tema di mercato del lavoro «è fondamentale dare impulso alla crescita e difendere i lavoratori con un intervento sugli ammortizzatori sociali che sia in grado di rafforzare ed estendere le tutele per il lavoro stabile e precario».