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Data: 03/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La Sevel riapre senza la Fiom. Il sindacato della Cgil fuori dalle rappresentanze aziendali dopo 30 anni. Melilla: la Fiat discrimina la Fiom

Il segretaro regionale Di Matteo: ci batteremo fino all'ultimo per cambiare questo stato di cose

ATESSA. Riaprono oggi i cancelli della Sevel. Ad attendere i 6.200 lavoratori dell'azienda di Atessa del gruppo Fiat, alle prese con un nuovo anno di catena di montaggio e di linee di produzione, c'è un nuovo contratto, una rivoluzione che modfica radicalmente le relazioni sindacali in Abruzzo e nel resto della penisola. Il 2012 sarà una sorta di anno zero per la fabbrica del Ducato. Si riparte da oggi, dopo trent'anni di contrattazione di fabbrica e di contratto nazionale, con un documento nuovo e valido per 86mila lavoratori del Lingotto che non farà più distinzione tra Pomigliano, Mirafiori, Sevel e gli altri stabilimenti Fiat in Italia.
Si riparte dal 2012 per riscrivere trent'anni di storia della fabbrica di contrada Saletti. E si riparte senza un pezzo delle rappresentanze sindacali che sono state falciate di 21 rsu rispetto alle 51 che c'erano fino al 31 dicembre appena trascorso. Mancano all'appello quelle di Fiom, Cisal e Cobas. Restano le sigle che hanno firmato le condizioni dell'ad Fiat Sergio Marchionne: Fim-Cisl (17 delegati), Uilm-Uil (8), Fismic (3) e Ugl (2).
Non ci sono più le rsu, le rappresentanze sindacali unitarie votate dai lavoratori, ma le rsa, rappresentanze sindacali aziendali votate dalle segreterie e vincolate alla «clausola di responsabilità».
La Sevel già da ieri sera, in ottemperanza alle direttive Fiat in campo nazionale, ha dichiarato di non accettare le 14 nomine della Fiom per le rsa. Di fatto la Fiom è da ieri ufficialmente fuori dai cancelli e dalle bacheche di fabbrica: finisce un'era.
Per la Fiom, che ha annunciato future azioni di protesta (ancora da programmare) coinvolgendo istituzioni e territorio, è il cosiddetto «annus horribilis». Era il sindacato più forte all'interno dei cancelli della fabbrica del Ducato con picchi di 18 rsu. Ha contribuito a disegnare la storia e le conquiste dei lavoratori nello stabilimento che ha trasformato l'ex Valle della morte nel polo più produttivo d'Europa.
«Il morale è sotto i tacchi», afferma Nicola Di Matteo, segretario regionale della Fiom-Cgil che parlò, il 28 novembre 1981, davanti al presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e all'allora presidente della Fiat, Giovanni Agnelli, il giorno dell'inaugurazione della Sevel. «Agli operai e agli iscritti che mi chiedono cosa accadrà da domani in poi posso solo rispondere che mi batterò fino all'ultimo per cercare di cambiare questo stato di cose».
La sfida che si apre per la Fiom è ora quella del referendum. E si presenta, con la raccolta di firme per abrogare il cosiddetto «contratto-vergogna», anche un compromesso storico: accettare o meno l'esito ci quel referendum significherà che la Fiom stessa, in caso di vittoria dei sì al contratto di Marchionne, dovrà cedere alla democrazia e alla scelta dei lavoratori.
Intanto le altre sigle sindacali si preparano alla sfida del nuovo anno. La Sevel ha chiuso il 31 dicembre 2011 superando di qualche centinaio di unità l'obiettivo strategico dei 224mila furgoni per il 2011. L'anno è terminato con un record, unico in Italia nel 2011, di 11 turni di straordinario.
«E abbiamo portato a casa, per la prima volta nella storia dello stabilimento, la specificità Sevel», dice Domenico Bologna, segretario provinciale Fim-Cisl. «Ora l'obiettivo è lavorare per cercare di portare più utili possibile da ridistribuire tra i lavoratori Sevel».
Il premio straordinario Sevel ha fatto scuola. Il riconoscimento economico legato alla presenza in fabbrica e alla produttività è stato esteso anche a tutti gli altri stabilimenti del Lingotto. E per la Sevel c'è perfino un discorso a parte. Gli utili del 2012 li dovrà ridistribuire solo con gli operai di contrada Saletti e non con tutto il gruppo Fiat.
Ma la produzione per il 2012 non è stata ancora comunicata. Voci ufficiose parlano della conferma dei numeri precedenti, ma è ancora tutto da definire per dopo l'Epifania, a direttivi sindacali e riunioni con il direttivo avvenuti.
«Ci auguriamo un' ulteriore crescita», dice Nicola Manzi, segretario provinciale della Uilm-Uil. «Di certo c'è che, rispetto a tutto il settore metalmeccanico della provincia di Chieti, la Sevel è stata l'unica fabbrica che ha dato veri e chiari segnali di ripresa. Adesso ci sono da confermare e stabilizzare i 370 precari, che hanno avuto una proroga fino a fine gennaio, per tutti gli altri c'è invece la certezza economica e normativa di un nuovo contratto».
«Ripartiamo con uno spirito propositivo», afferma Roberto Salvatore della Fismic, «nella speranza che l'andamento produttivo si consolidi. Non fa piacere che manchi un pezzo della rappresentanza sindacale, perché si tratta comunque di un pezzo importante, ma le responsabilità di questo stato di cose sono da ascrivere alla stessa Fiom che ha deciso di adottare il sistema del muro contro muro».
«Si torna al ventennio fascista», conclude Marco Di Rocco, segretario provinciale Fiom, «quando si rendeva clandestina l'adesione a un sindacato che, al di là di tutto, è una libera scelta del lavoratore, e non una prerogativa della Fiat. Anche in Sevel, come nel resto delle fabbriche Fiat, si è deciso di imbavagliare la democrazia».

Melilla: la Fiat discrimina la Fiom
Il segretario Sel: Chiodi intervenga in difesa della democrazia in fabbrica

PESCARA. «Egregio presidente, le chiediamo di intervenire affinché la Fiat non discrimini alcun sindacato nella rappresentanza democratica dei lavoratori. Questa posizione la avremmo anche se non fosse coinvolta la Fiom Cgil, a cui ci lega una antica solidarietà. Qualunque sindacato che ha consenso tra i lavoratori, al di là della sua linea contrattuale, ha il diritto di "vivere" senza essere condannato alla clandestinità e privato della Rsa».
Così Gianni Melilla, segretario regionale di Sel (Sinistra ecologia e libertà) in una lettera aperta al presidente della Regione, Gianni Chiodi.
«Domani (oggi per chi legge ndr)», scrive Melilla, «riaprirà la più grande fabbrica abruzzese,la Sevel di Atessa, che è anche la più grande azienda del Gruppo Fiat in Italia. Come saprà il più forte sindacato non viene riconosciuto dalla proprietà in quanto non firmatario dell'accordo aziendale separato firmato invece da altri sindacati. Al di là del fatto che la magistratura del lavoro sarà chiamata, come è già successo l'anno scorso a Torino, ad occuparsi di questa condotta che a noi appare chiaramente antisindacale ai sensi della legge 300 (Statuto dei lavoratori) e anche della Costituzione italiana, riteniamo doveroso che la massima Istituzione della nostra Regione non assista a questa vicenda come se fosse una questione interna alle relazioni tra i sindacati e tra essi e la Fiat. Una scelta all'insegna del "laissez faire" sarebbe grave e ingiustificata perchè si tratta di una questione che va molto al di là della questione strettamente sindacale».
«La rappresentanza democratica dei lavoratori», conclude Gianni Melilla, «prescinde dalla firma o meno di un accordo sindacale. I lavoratori hanno il diritto di scegliersi il sindacato che vogliono e di non firmare, quando e se lo ritengono, qualsiasi accordo sindacale».

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