Il sindacato di Corso d'Italia dal social network avverte il presidente del consiglio: "Gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo". E ancora: "L'accordo del 28 giugno garantisce la rappresentanza sindacale a tutti"
Basta incontri separati, basta col modello Sacconi. E' quanto chiede la Cgil al governo Monti in vista del difficile confronto sul mercato del lavoro che si prospetta in questo inizio 2012. E il sindacato di Coprso d'Italia lo fa attraverso Twitter.
La Cgil Nazionale, attraverso il social network, chiede a Monti di non convocare separatamente i sindacati, perché "gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo".
Il sindacato, poi, sempre su Twitter, precisa che sul lavoro "servono progetti su esigenze ed eccellenze del Paese come assetto idrogeologico, energia, trasporti, ambiente, cultura e turismo. Serve un piano del lavoro - si scrive da Corso d'Italia - che tamponi la crisi, crei nuovi posti per giovani e donne, dia prospettiva e speranza al Paese".
Per questo servono "assunzioni incentivate per giovani e donne con contratto di inserimento formativo, la difesa dei posti di lavoro", e "ammortizzatori per chi perde il posto a ogni età e per ogni azienda". La soluzione proposta è "un nuovo sistema contrattuale a due livelli (nazionale e aziendale o territoriale) per tutti, dipendenti privati e pubblici".
Sul fronte contratti, poi, in un altro tweet si legge: "l'accordo del 28 giugno garantisce la rappresentanza sindacale a tutti. Un diritto dei lavoratori prima ancora che del sindacato". E ancora: "bisona abolire l'articolo 8 manovra di agosto, la follia giuridica di Sacconi. I contratti non devono violare le leggi vigenti". Sul tema delle pensioni, infine, sostiene la Cgil, bisogna "riaprire discussione e correggere provvedimenti per chi perderà il lavoro e per chi sta maturando i 40 anni'.
Sempre oggi, il segretario generale Susanna Camusso, intervistata dal quotidiano torinese La Stampa, aveva rivelato di aver avuto un contatto telefonico con il presidente del Consiglio, che considera "una conferma dell'impegno del governo ad aprire il confronto" ma senza fretta perché "continuare a farci dettare i tempi da Bruxelles è un altro errore". Infine la Camusso ha ammonito: "La fretta produce sempre cattivi accordi".