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Data: 04/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Cgil contro Monti: no a incontri separati «Concertazione, basta stile Sacconi». Il Pd avverte: il governo non divida i sindacati

ROMA. Comincia con un braccio di ferro tra Monti e la Cgil la stagione del confronto sociale. Per la confederazione guidata da Susanna Camusso, il governo non deve fare come il precedente che puntava sulla divisione del sindacato ma convocarci tutti insieme e non separatamente. La Cgil chiede un tavolo unitario su lavoro, pensioni e liberalizzazioni per avviare la concertazione.
Ma il governo non cambia linea: gli incontri del 9 gennaio con i ministri Fornero e Passera saranno con un sindacato per volta. Cisl e Uil sono d'accordo: quello che conta, dicono, non è la forma ma il merito. Il Pd invece avverte: basta manovre recessive, non si disperda l'unità confederale appena ritrovata.
L'esecutivo prepara intanto la cosiddetta fase 2. Ieri pomeriggio il presidente del Consiglio ha incontrato a Palazzo Chigi il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, insieme ai ministri Passera e Moavero per discutere di liberalizzazioni e crescita. Nel dibattito, dopo il discorso di Capodanno, riprende anche la parola il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano afferma che «c'è una necessità ampiamente riconosciuta da tutti che è quella di ripensare gli ammortizzatori sociali». Il Capo dello Stato spinge le parti sociali, in particolare i sindacati, «di ripensare gli ammortizzatori sociali, da un lato, e dall'altro di affrontare i nodi che sono già stati affrontati con l'accordo del 28 giugno, un accordo sottoscritto da tutti». Rilancia anche l'appello ai sindacati di confermare la loro visione nazionale e non corporativa. Sulla concertazione anche il cardinal Bagnasco, presidente della Cei, insiste sulla «via del dialogo».
La Cgil chiede un confronto reale e conferma la contrarietà a convocazioni separate, troppo simili alle laceranti esperienze del ministro Sacconi che incontrava solo Cisl e Uil, da lui giudicati riformisti, ed escludeva il più grande sindacato italiano. «Gli incontri separati - scrive la Cgil - stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo». E anche gli incontri bilaterali non devono trasformarsi in una semplice formalità. Secondo l'organizzazione di Corso d'Italia «serve un Piano del lavoro che tamponi la crisi, crei nuovi posti per giovani e donne, dia prospettiva e speranza al Paese». Un programma che deve prevedere «assunzioni incentivate per giovani e donne con contratto di inserimento formativo sui progetti Paese che riduca la precarietà». Si deve prevedere inoltre «difesa dei posti di lavoro in crisi e ammortizzatori per chi perde il posto, a ogni età e per ogni azienda». Altro tema le liberalizzazioni: «Prima di svendere le aziende di servizio pubblico locale al peggior offerente bisogna spingerne la crescita».
Cisl e Uil accettano l'idea di incontri separati. Per il leader del sindacato cattolico, Raffaele Bonanni, «senza l'accordo tra le parti sociali i rischi di tensione aumentano». Luigi Angeletti segretario della Uil commenta che ciò che conta «è che il governo ascolti e accolga il merito delle proposte sindacali».
Il Pd interviene con Bersani, per sostenere l'appello del presidente Napolitano a non rompere la coesione del mondo del lavoro trovata con l'accordo del 28 giugno. Il messaggio a Mario Monti e' esplicito: nel pieno della contesa tra esecutivo e Cgil sulle modalità degli incontri per la riforma del mercato del lavoro, chiede di non rompere il clima di coesione creato dall'accordo del 28 giugno. Ed è netto ancora il monito al direttorio franco-tedesco: «L'Italia non farà piu'manovre e non si azzardino Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a portare l'Ue nell'abisso».
Anche il responsabile economico del Pd Stefano Fassina critica la scelta del governo di incontri separati e chiede discontinuità con l'esecutivo precedente. Con la Cgil si schiera Paolo Ferrero segretario del Prc.

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