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Data: 05/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Primo faccia a faccia tra Fornero e Camusso. Il premier: «Non ho mai cercato divisioni tra sindacati»

ROMA Non ha perso tempo il ministro, Elsa Fornero: ieri ha incontrato Susanna Camusso, appena rientrata in Italia, aprendo in pratica la serie di incontri informali con le parti sociali che proseguiranno la settimana prossima a tavoli rigorosamente separati. «Al termine di questa fase - secondo una nota del dicastero del Welfare - si definirà l'agenda relativa a temi e modalità del confronto che porterà nei tempi brevi indicati dal presidente del Consiglio Mario Monti a una riforma del mercato del lavoro». Il primo faccia a faccia tra il ministro e il leader della Cgil è servito evidentemente per chiarire le rispettive posizioni di partenza e per tentare di arginare le polemiche che stanno alimentando la tensione tra governo e sindacati. Polemiche che il Monti ha voluto smussare ieri, a tarda sera. Palazzo Chigi fa sapere che il premier «non ha certo interesse ad assecondare o coltivare divisioni» tra i sindacati e non ha «manifestato alcuna preferenza nè preclusione sulla modalità degli incontri» tra governo e parti sociali. E resta in stretto contato con il ministro Fornero.
Stando a una nota della stessa Cgil ieri si è trattato di un incontro informale per definire l'agenda. «E' auspicabile un confronto vero dopo gli annunci di questi giorni». Con una puntualizzazione non secondaria: «Se è intenzione del governo intervenire su lavoro e occupazione, questi temi vanno correlati a quello più generale della crescita che deve passare attraverso l'adozione di un piano di lavoro e con un intervento di riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti». Insomma, Susanna Camusso continua a chiedere un tavolo dove si discuta di tutto. Praticamente impossibile perché Mario Monti vuole chiudere la partita lavoro prima del 23 gennaio quando presenterà a Bruxelles il proprio pacchetto di iniziative. Il premier non vuole comunque affrontare ora il tema dell'articolo 18. Semmai se ne parlerà in un secondo momento. Non vuole quindi lo scontro.
Anche perchè un braccio di ferro che potrebbe portare a scenari imprevisti e imprevedibili: un'intesa senza la firma della Cgil; la rottura con l'intero fronte sindacale; un via libera con riserva all'azione dell'esecutivo. Sul tavolo, anzi sui tavoli, le misure per riordinare il mercato del lavoro a cominciare dal cosiddetto contratto unico di inserimento che prevede sostanzialmente accordi a tempo indeterminato per i neo assunti, ma con la clausola del possibile licenziamento entro i primi tre anni di attività. Quindi, una sospensione dell'articolo 18. Obiettivo è quello di ridurre drasticamente il numero dei contratti atipici. Altro tema, assai rilevante e legato strettamente al primo, la riforma degli ammortizzatori sociali, cioè delle tutele per chi perde il lavoro. Ipotesi molte, certezze poche. Per questo - ma non soltanto per questo - ieri la Cgil è tornata alla carica su Twitter: «Se il governo Monti vuole un accordo chiami i sindacati e parli chiaro, sarebbe una prova di buon senso, altrimenti è solo tutto fumo per decidere da soli. Non è necessaria la concertazione degli anni '90, ma un confronto serio e onesto». Come dire: o la discussione è vera o meglio evitare. Bocciata la proposta Ichino: «Solo pubblicità ingannevole, non cancella la precarietà di oggi e ne aggiungerà di nuova domani».
Ma la confederazione guidata da Susanna Camusso è critica anche con Cisl, Uil, Ugl che non manterrebbero una posizione unitaria: «Non si può chiedere ogni giorno la concertazione e poi accettare di fare i solisti stonati». Insomma, da Bonanni e Angeletti servirebbe un atteggiamento più netto e soprattutto più coerente. La replica della Cisl non si è fatta attendere a dimostrazione che l'unità sindacale continua ad essere fragile come un cristallo di Swarovski: «Non consentiamo a nessuno di innescare polemiche pregiudiziali o, peggio ancora, di esprimere giudizi caricaturali sulle posizioni altrui. Non intendiamo partecipare a questo teatrino mediatico virtuale senza costrutto. Al governo chiediamo con tenace determinazione di non partire da posizioni preconfenzionate da altri, ma di saper costruire con le organizzazioni sindacali un Patto sociale per migliorare il mercato del lavoro e incentivare la buona occupazione». Per Luigi Angeletti la polemica sull'articolo 18 è solo «un falso bersaglio come avviene nei giochi elettronici». «C'è soltanto una strategia della confusione che danneggia i lavoratori», secondo il numero uno dell'Ugl, Giovanni Centrella. Il timore di Cisl, Uil e Ugl è che la Cgil possa ricorrere ancora una volta al potere di veto per stoppare l'azione di Monti e Fornero; l'esigenza di Susanna Camusso è quella di aprire un confronto a tutto campo senza tralasciare altri temi. Perché, come recita una regola fondamentale del sindacato, alla fine tutto si tiene.
E certamente non sono tranquillizzanti i dati Istat che arrivano sul fronte dell'occupazione: nel 2011 l'Inps ha autorizzato alle aziende 953 milioni di ore di cassa integrazione con un calo del 20,8% rispetto al 2010. Lo stesso istituto di statistica fa sapere che a dicembre le ore di cig autorizzate sono state 60,8 milioni con un calo del 29,7% rispetto al dicembre del 2010 e un calo del 24,3% rispetto a novembre. Secondo Fulvio Fammoni della Cgil «i dati confermano la gravità e la persistenza della crisi, e dimostrano come gli effetti drammatici sull'occupazione si stiano perfino aggravando».

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