ROMA - All'indomani della pubblicazione della, certamente non risolutiva, relazione della commissione Giovannini per il livellamento delle retribuzioni del Palazzo, sono diversi i parlamentari che alzano la voce contro quella che bollano come una «campagna demagogica contro la politica». Intanto, però, è il premier Mario Monti ad avere un incontro di due ore con il presidente dell'Istat che gli ha riferito sui risultati della commissione. Dei quali - informa una nota di palazzo Chigi - «il governo terrà conto per le successive determinazioni di propria competenza».
D'altronde, è stato lo stesso Giovannini in un'intervista tv a precisare di non attendersi «decisioni a partire dai nostri dati», ma di aspettarsi «risposte politiche». Lamentando il «grande equivoco di aver chiesto a degli statistici di prendere decisioni al posto dei politici», il presidente dell'Istat - «stupito e dispiaciuto» per le polemiche nate attorno ai lavori della sua commissione - afferma di sperare «che i politici utilizzino i risultati provvisori e quelli che daremo in futuro per prendere decisioni che spettano solo a loro».
Ma è proprio sulla univocità dei dati della commissione destinata ad equiparare i compensi dei parlamentari italiani alla media europea che sembra esserci poca chiarezza. Se tra le file del centrosinistra in non pochi trovano in quei dati conferma della necessità di procedere a effettivi tagli ai costi della politica, sull'opposto versante c'è chi, come il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, afferma che «la relazione presentata al presidente dell'Istat dimostra in maniera inequivocabile l'infondatezza della campagna denigratoria mossa da almeno un anno ai danni dei parlamentari italiani che ricevono indennità equivalenti se non addirittura inferiori a quelle dei loro colleghi francesi e tedeschi, specie se si tiene conto dei livelli ben diversi di tassazione». Al Senato, sempre per il Pdl, si fa sentire il vicecapogruppo Gaetano Quagliariello sostenendo che «la relazione Giovannini dimostra inequivocabilmente che in Italia per la rappresentanza politica si spende meno che nelle altre democrazie avanzate europee». Scartata, anche per la crisi in corso, l'eventualità di adeguamenti al rialzo delle cifre correnti, Quagliarello sostiene che «sarebbe semmai giusto razionalizzarne l'impiego per rendere più efficace e produttivo il lavoro dei rappresentanti del popolo. Quel che invece il rapporto - conclude l'esponente azzurro - dimostra essere non più tollerabile è che si alimenti la campagna contro i costi della democrazia». Ancor più determinata a fronteggiare le «derive demagogiche» è la presidente del Comitato Schengen, Margherita Boniver, la quale si rivolge ai presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini, sperando che «possano al più presto arginare la catastrofica comunicazione della commissione Giovannini che, pur non arrivando a conclusioni certe, ha inserito nel frullatore mediatico tutto quanto serve per alimentare l'indignazione e il disprezzo per il Parlamento».
Sul fronte del centrosinistra fioccano invece proposte di intervento per ridurre i costi della politica. In prima fila il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il quale, osservato che «l'antipolitica cresce anche per responsabilità dei politici», dà la propria asciutta ricetta per le doverose economie: «Dimezzare numero e indennità dei parlamentari». Da parte sua, Antonio Di Pietro chiama il premier Monti a un «risoluto impegno contro i privilegi dei parlamentari», di cui propone la riduzione assieme all'abolizione delle Province, da cui sortirebbe un «enorme risparmio» per le casse dello Stato.
Una proposta bipartisan per la soluzione almeno del problema dei cosiddetti portaborse, viene dai due vicepresidenti del Parlamento europeo, Roberta Angelilli (Pdl) e Gianni Pittella (Pd), che suggeriscono di adottare a Roma il modello vigente a Strasburgo, dove, in base alle norme di uno Statuto dei deputati europei e di uno Statuto dei loro assistenti, si è stabilito che l'indennità di quest'ultimi venga trasferita agli interessati direttamente dall'amministrazione centrale. Lo stesso Statuto - sottolineano anche Angelilli e Pittella - ha uniformato le indennità di tutti i membri del Parlamento europeo portandole a seimila euro netti al mese uguali per tutti, dai semplici deputati ai vicepresidenti dell'Assemblea, laddove esistevano in precedenza differenze molto ampie tra i parlamentari di diversa nazionalità.