ROMA. «Se il governo Monti vuole un accordo chiami i sindacati e parli chiaro, individuando strumenti e obiettivi altrimenti è solo tutto fumo per decidere da solo». E' l'avvertimento che la Cgil lancia al Professore in attesa dell'incontro ufficiale con il ministro Elsa Fornero per discutere della riforma del mercato del lavoro di lunedì prossimo. E in serata arriva la risposta del premier. «Monti non ha certo interesse ad assecondare o coltivare divisioni tra i sindacati e non ha manifestato alcuna preferenza né preclusione sulla modalità degli incontri tra governo e parti sociali» assicurano i collaboratori del presidente del consiglio.
La precisazione arriva al termine di una giornata che fa registrare il primo faccia a faccia tra il segretario della Cgil, Susanna Camusso, e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Un «incontro informale», fanno sapere fonti del Welfare, rinviando alla prossima settimana «l'agenda relativa a temi e modalità per il confronto che porterà nei tempi brevi indicati dal presidente Monti a una riforma del mercato del lavoro». Per le liberalizzazioni si ricomincerà da farmacie a taxi ma la riforma toccherà tutte le categorie. Scottato dai veti del Pdl questa volta il Professore sembra intenzionato a ricorrere a un decreto legge per impedire che le potenti lobby toccate dai provvedimenti riescano nuovamente a bloccare la partita. E ieri per la prima volta Monti ha puntato il dito contro Berlusconi. «Il governo precedente non ha voluto ammettere la grave insufficienza della crescita ed ha tralasciato le politiche di liberalizzazione che avrebbero rimediato a questa carenza», dice il premier al francese "Le Figaro", ringraziando gli italiani per la «flemma britannica» con la quale hanno digerito la manovra.
Alla Fornero, Camusso ha ribadito i paletti che il suo sindacato intende piantare, a partire dal no all'abolizione dell'articolo 18. E avrebbe strappato la promessa di una convocazione unitaria dei sindacati. «Non pretendiamo che si torni alla concertazione degli anni 90 ma pretendiamo un confronto serio e onesto», spiega su Twitter il maggior sindacato italiano preoccupato dalle indiscrezioni che confermano l'intenzione di Monti e Fornero di tornare alla carica sull'articolo 18. A irritare Camusso anche le prime crepe che si registrano sul fronte sindacale. Per la Cgil è necessario che la trattativa coinvolga tutte le parti sociali. «Bisogna concordare uno spartito, non si può ogni giorno chiedere concertazione e poi accettare di fare i soliti stonati», dice Camusso rivolta ad Angeletti e Bonanni. «E' una polemica eccessiva», ribatte Angeletti (Uil).
Nel mirino della Cgil c'è anche il giuslavorista Pietro Ichino e la sua proposta di contratto unico. Una proposta che sembra prendere piede e che piace al Pdl più che al Pd, partitio del quale Ichino è senatore. Per Fabrizio Cicchitto il disegno di legge Ichino aiuta «investimenti e occupazione e mantiene la coesione sociale». Del tutto opposta la valutazione della Cgil. «E' pubblicità ingannevole, non cancella la precarietà di oggi e ne aggiungerà domani». E' in casa Pd che la riforma del mercato del lavoro suscita i maggiori mal di pancia. «Il governo Monti quando presenterà le sue proposte per la riforma del mercato del lavoro dovrà smentire quanto anticipato da alcuni retroscena giornalistici sull'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori perché con quelle ricette si va a sbattere e il paese affonda», avverte il Pd Orfini.