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Pescara, 13/05/2026
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Data: 05/12/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Del Turco: Bilancio entro l'anno o vado via. Il presidente avverte i consiglieri regionali «Non accetterò l'esercizio provvisorio»

«Il 14 dicembre firmeremo un accordo con la Deutsche Bank che sarà advisor per un grosso progetto infrastrutturale»

L'AQUILA. «Questa sala mi porta bene. Ci sono stato due volte e devo dire, senza essere scaramantico, che mi porta bene». Ottaviano Del Turco ha appena preso la parola davanti alla platea degli industriali. Scandisce frasi che certamente gli tornano in mente quando annuncia più avanti: «O il 2 gennaio ho il bilancio approvato, oppure il prefetto riceverà una mia comunicazione». Dunque, come lo scorso anno, Del Turco sfida i consiglieri regionali. O ci sono Bilancio e Finanziaria approvati entro l'anno, o si torna al voto. I consiglieri sono avvertiti.
È stato questo l'unico accenno che Del Turco ha fatto alla congiuntura politica regionale. Altre cose le dirà questa mattina al consiglio regionale straordinario convocato per discutere dello scandalo Fira. Ma nell'intervento all'assise regionale di Confindustria nell'auditorium della Dompè all'Aquila Del Turco ha voluto segnare ancora una volta la differenza che lo separa dalla vecchia politica, una differenza di impostazione e di prassi, dice, «che ha rimesso in moto la regione». «Niente di straordinario», si schermisce, «ma c'è un Pil che funziona e che funzionerà fino al 2009. C'è una Standard & Poor's che cerca da un mese inutilmente di toglierci una lineetta dal rating, ma c'è anche una grande banca come la Deutsche Bank che giovedì 14 a Roma firmerà il suo impegno come advisor per una operazione che riguarderà le infrastrutture della regione. Si tratta di un gigantesco patto che firmeremo assieme al governo, infatti andremo anche dal ministro Di Pietro».
Per Del Turco questa è la dimostrazione che la regione è tornata al centro della politica del paese («Ne è la dimostrazione che Montezemolo è venuto in Abruzzo tre volte in 15 mesi»). Ma è anche la sconfessione di un «assioma insopportabile», che dice che una piccola regione può pensare solo in piccolo.
Per cancellare definitivamente questo assioma occorre però, dice Del Turco, rivolto agli industriali, «lanciare una grande sfida che metta insieme il meglio della regione», al di là dei partiti e degli schieramenti. Occorre che anche Confindustria «prenda parte alla battaglia politica». Un primo passo, ammette il presidente della regione, è stato già fatto, grazie al clima di rispetto con il quale si è aperto il confronto con gli industriali. «Con loro ho parlato il linguaggio della franchezza», ha detto Del Turco ricordando il suo maestro Fernando Santi, che raccomandava nei momenti difficili di usare meno polmoni e più cervello, «e devo dire che l'incontro con il presidente di Confindustira Abruzzo Marrollo è stato importante».
Ma se con Confindistria si può ragionare di sviluppo e di infrastrutture, è alla politica che spetta in prima persona il compito di portare l'ente regione ai livelli di efficienza e di produttività compatibili con un paese moderno.
Per questo Del Turco promette di chiudere con la politica che ha «ucciso la cultura dei funzionari», che ha portato all'esterno compiti e funzioni facendo proliferare consigli di amministrazione «più numerosi che a Wall Street», che ha costruito vere e proprie «bardature burocratiche», moltiplicando gli enti: 7 Ater, 7 Ato, 6 Asl. Quanto case popolari, si chiede Del Turco, potremmo costruire abolendo gli enti preposti alla gestione delle case popolari? Una domanda nella quale c'è anche il suo programma politico.

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