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Pescara, 06/04/2026
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Data: 06/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La riforma del tpl in Abruzzo - D'Alessandro: Morra smentisca Tancredi, altrimenti si dimetta. Pd: i poteri forti vogliono affossare la riforma

Il centrodestra ha smarrito il senso della realtà e forse anche del pudore

PESCARA. «I poteri forti sono in campo contro le riforme, contro il servizio pubblico, contro la Regione che prova a cambiare ed il senatore Tancredi è uno di loro».
Lo afferma il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, primo firmatario dell'emendamento del Partito democratico, approvato il 30 dicembre scorso nella nuova Finanziaria, che ha dato il via alla riforma dei trasporti ed alla costituzione della società unica.
«Le dichiarazioni di Tancredi nell'intervista al Centro» (leggi l'articolo), dice Camillo D'Alessandro, «svelano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il motivo della mancata approvazione della legge in questi tre anni. Chiodi è nelle mani dei vari e troppi Tancredi di turno che bloccano il cambiamento».
«L'assessore ai Trasporti, Morra che stimo», prosegue l'esponente del Pd, «non è stato in grado di far approvare la legge, che tra l'altro fu affossata in commissione, proprio dai suoi colleghi di partito. E' stato necessario il nostro ostruzionismo, avremmo mandato la Regione in esercizio provvisorio e fatto Capodanno in consiglio regionale, se la proposta non fosse stata approvata. Altro che consociativismo: è esattamente il contrario».
«Avevamo capito da tempo», dice ancora il capogruppo del Pd, «che c'era qualcosa sotto e temevamo il disegno oggi svelato da Tancredi, cioè privatizzare il servizio pubblico e non riformarlo. Il disegno era questo: far arrivare la situazione delle società (Gtm -Arpa e Sangritana) al collasso, a cui sarebbe seguito il ricatto della perdita dei posti di lavoro e, così, in nome dell'emergenza creata ad arte, giustificare la privatizzazione di tutto, caso mai a prezzo da saldi».
«Nessuno è contro il privato», dice il capogruppo Pd. «E' Tancredi, in una ottusa visione, che pone il privato in conflitto con il pubblico, anche perché ci sono le gare che incombono. Il senatore Tancredi non fa un buon servizio neanche ai privati. Se dobbiamo rimettere, come lui di fatto sostiene, tutto al mercato, allora cominciamo dai bacini, invece di farne otto o quattro, facciamone uno solo per tutta la Regione, cosa accadrebbe ai privati in Abruzzo».
«Dopo le dichiarazioni del senatore Tancredi», conclude D'Alessandro, «Morra lo smentisca garantendo pubblicamente il rispetto dei tempi della fusione stabiliti nella legge o si dimetta. Al posto suo io già lo avrei fatto: prima non ti fanno fare la legge, vieni di fatto sostituito dall'opposizione, e poi gli stessi esponenti del tuo partito ti affondano pubblicamente di nuovo la riforma, dichiarata solo qualche giorno fa da Chiodi come epocale. Ma chiaramente Morra non si dimetterà perché ormai Chiodi e il centrodestra hanno smarrito il senso della realtà e forse anche del pudore».

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