ROMA. Canali di confronto aperti tra i leader sindacali e con le associazioni delle imprese. Mentre Confindustria guarda alla prossima riunione del direttivo degli industriali, mercoledì prossimo, per una ultima verifica interna e per la conferma di un mandato chiaro e ampiamente condiviso alla presidente Emma Marcegaglia. Che subito dopo, lo stesso giorno, incontrerà il ministro Elsa Fornero.
Con un banco di prova a brevissimo termine, la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali il ministro ha avviato i primi colloqui informali, con la leader della Cgil Susanna Camusso, e da lunedì andrà avanti con una fitta agenda di incontri. Il pressing dei sindacati ha obiettivi comuni: un confronto vero nonostante i tempi strettissimi ed i limitati margini di manovra che la crisi impone all'azione del governo Monti, allargare la discussione dai temi del lavoro ad una agenda più ampia, smussare gli angoli delle diverse posizioni per puntare ad un nuovo «patto» con il governo per crescita e occupazione, e per più equità a partire da una redistribuzione della pressione fiscale.
Per la Cgil c'è un limite invalicabile: «Il governo deve sapere che sull'articolo 18 noi non trattiamo» ha chiarito Susanna Camusso. Ma, una volta sminato il terreno, ad un «tavolo serio» non mancherà la disponibilità a negoziare: «Tranquilli. Faremo la nostra parte», garantisce su Twitter il sindacato di Corso Italia. Sfumate le polemiche tra sigle sindacali innescate nei giorni scorsi dal no della Cgil ad incontri separati, sembra prevalere l'impegno per cercare punti di convergenza.
Dalla Cisl, Raffaele Bonanni avverte: il governo «apra una discussione subito o lui stesso sarà travolto dai problemi che non si risolvono»; serve concertazione sui «nodi veri», dice, mentre temi come l'articolo 18 sono «fuorvianti», significa «andare appresso agli asini che volano invece di affrontare i problemi veri». Il pressing è anche per una agenda più ampia. Il capitolo pensioni non va considerato vomunque chiuso, avverte la Cgil.
Così come la Uil chiede di inquadrare la riforma del lavoro nel contesto più ampio della crescita, a partire da «riforma fiscale e produttività, due temi centrali per innescare meccanismi virtuosi».