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Pescara, 06/04/2026
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Data: 07/01/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Mobilità. La tassa mancata. Almeno non pagheremo il pedaggio sull'asse attrezzato. La caduta del governo Berlusconi e la scadenza dei decreti attuativi impediscono l'applicazione del balzello

PESCARA Tra i tanti pezzi di cenere e carbone, gli abruzzesi hanno trovato nella calza anche un pezzetto di dolce. Ci riferiamo all'addio al pedaggio sull'asse attrezzato, l'iniquo balzello che il precedente Governo non ha fatto in tempo ad applicare e che quello in carica non applicherà perché non è stato dato corso ai Decreti attuativi, passaggio obbligato per poter esigere la tassa. Fra i mille aumenti vecchi e nuovi, dunque, i cittadini della nostra regione eviteranno almeno di subìre un'ulteriore stangata. Senza Decreti attuativi, dunque, niente pedaggio e nel programma adottato dal Governo Monti non c'è traccia del provvedimento. Dal punto di vista strettamente normativo, il rischio non è stato sventato del tutto perché dall'approvazione del Decreto alla sua decadenza deve trascorrere un anno, ma nel frattempo è caduto il Governo Berlusconi con tutto quel che ne è conseguito a livello operativo e il Governo Monti non ha inserito il pedaggio tra le misure da applicare nella cura da cavallo somministrata all'economia nazionale. Nei giorni caldi della protesta, un anno e mezzo fa, la Provincia di Pescara era stata in prima linea nella battaglia per evitare il pedaggio, presentando ricorsi, dimostrando la diversa natura dell'asse attrezzato rispetto ai raccordi autostradali, ai quali era stato ingiustamente equiparato, e vincendo i contenziosi in tribunale preparati dall'avvocato Giorgio Fraccastoro. Nonostante questo, però, il Governo aveva tirato dritto approvando il Decreto interministeriale compreso nel Milleproroghe, ma l'ente presieduto da Guerino Testa aveva continuato a lottare trovando una sponda fondamentale nel sindaco di Roma Gianni Alemanno, fiero oppositore della gabella al Grande raccordo anulare che avrebbe provocato una mezza guerra civile. Il ticket nato fra la grande Capitale e la piccola Provincia ha avuto il merito di coagulare attorno alla protesta altri enti e associazioni dei consumatori. Contrari al pedaggio era proprio il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, insieme a lui altri esponenti di spicco del Pdl, comunque diviso, mentre sempre favorevole è rimasta la Lega con il sottosegretario Roberto Castelli in prima fila. Un Decreto per il quale l'ex ministro della Giustizia si battè con forza, mentre dai suoi colleghi di centrodestra arrivano accuse di una volontà leghista di affossare il Centro-Sud, visto che solo un paio dei 20 raccordi autostradali ai quali doveva essere applicato il pedaggio si trovano al Nord. Nella foga di tagliare gli sprechi e di recuperare quanti più soldi possibili per ridare ossigeno a un bilancio asfittico, il vecchio Governo aveva imboccato un terreno minato, trovando la logica opposizione dei singoli territori. Ma l'altolà decisivo è stato proprio il "no" di Alemanno che ha trascinato importanti "pezzi" del centrodestra dalla sua parte e ha fatto il gioco anche della Provincia di Pescara. Il dato politico è che allora la Lega era al Governo, mentre ora è all'opposizione e se per l'Esecutivo di un anno fa era arduo dire di "no" all'importante alleato, per il Governo tecnico attualmente in sella è molto più facile, ammesso che quella del pedaggio sia ancora un pallino del Carroccio. Il legale della Provincia di Pescara precisa che «tecnicamente la caduta di un Governo non comporta automaticamente la cancellazione di un Decreto, - spiega Fraccastoro - poiché quei provvedimenti sono tuttora negli uffici dei Ministeri che lo hanno approvato, però il punto chiave è la non approvazione dei Decreti attuativi, senza i quali non è possibile fare niente. E non significa nulla che il Governo dell'epoca abbia già appaltato all'Anas i lavori per l'installazione delle apparecchiature elettroniche che controllano i passaggi delle automobili». Non canta vittoria l'avvocato solo per un fatto formale, ma sa che il pedaggio non sarà applicato e poco conta se il successo arriva da un'aula giudiziaria o dalla volontà politica di soprassedere.

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