Che Abruzzo farà nel 2012? E' l'anno dei nuovi sindaci in sei Comuni-timone, L'Aquila in testa, in vista della grande corsa regionale del 2013; l'anno per sanità e trasporti delle riforme impolverate nel tempo del rigore; l'anno in cui capire meglio dove va a finire l'economia locale in un orizzonte compresso tra i fluttuanti scenari macro e le pur apprezzabili dinamiche abruzzesi. Ricca e problematica agenda, non c'è che dire. E poi ci sarebbe soprattutto la regione reale, quella delle famiglie e delle imprese a cui ridare ossigeno nel breve e fiducia nel medio periodo.
Le dinamiche della politica sono al momento chiave: il dialogo tra Pd e Udc è atteso allo scoperto per far capire alla regione se esiste realmente un'alternativa al centrodestra. Dopo le premesse, il lungo confronto che ora deve arrivare alla sintesi: Il Messaggero ha aperto il dibattito nello scorso autunno. Serve un ricambio? Dipende.
L'attuale quadro quotidiano fa pensare all'antica teatrocrazia. Interpretata sia dalla maggioranza che dalla minoranza, le matrici sono simili. Il governo di Chiodi ha garantito il rigore ma non la crescita, la razionalizzazione (peraltro non in tutti i settori) ma non la qualità. Prendere il positivo, d'accordo, eppure si corre sul filo: le dinamiche locali di Pescara e di Chieti dicono molto sulla labilità degli assetti dove un alleato in più o in meno rischia di creare ostaggi nella compagine di governo di turno e ostacoli lungo il cammino. Un cammino a metà del guado: il rallentamento delle riforme sanitarie (piano emergenza urgenza, rete residenziale assistenziale, stroke unit e percorsi specifici, accordi con le cliniche private, approvazione degli atti aziendali) è sotto lo scacco dei ricorsi al Tar; l'accorpamento delle società di trasporto pubblico temporeggia tra tecnicismi e del piano integrato non c'è traccia; i consorzi industriali, le aree di crisi, i poli d'innovazione attendono il cambio di marcia. Della fase due annunciata dagli stati generali del Pdl in autunno si è visto poco. E gli echi dell'indagine Ecosfera, anticipata dal nostro giornale, sembrano annunciare la persistenza di pericose contiguità trasversali tra burocrazia, politica e impresa su cui presto verranno definiti i contorni.
Ci interessa di più la regione reale. Gli ultimi dati sull'occupazione (terzo trimestre) fanno respirare ma i fondi stimati per la cassa integrazione resteranno gli stessi per il 2012, le multinazionali sono ancora dentro la lavatrice di un anno speso più ai tavoli degli incontri sindacali che non in stabilimento. Così ridare fiducia ai giovani è dura.
Ma è più dura guardare fuori dall'Italia. Basta parlare con i nostri manager che guidano gli stabilimenti di aziende che hanno delocalizzato in Asia: il costo orario di un lavoratore è di un euro in Cina e 0,70 in Vietnam. Da noi siamo intorno ai 23 euro. Un abisso. Eppure, l'Abruzzo resiste: abbracciato ad un export trainante, ma resiste. E la fase due del Governo Monti si innesta su alcuni incentivi che vedono l'Abruzzo in posizione favorevole rispetto alle regioni del Centro-nord: il credito d'imposta per investimenti su beni strumentali e per le assunzioni di lavoratori «svantaggiati». Più tutte le altre misure previste a fine anno tra le quali in prima fila per la piccola e media impresa metteremmo gli incentivi per le ricapitalizzazioni.
Infine, visto che siamo in area e al di là delle difese d'ufficio, un richiamo al report rilasciato dalla nostra Agenzia delle Entrate: il dato che riguarda gli autonomi (uno su due nel 2009 ha dichiarato di guadagnare meno di ventimila euro, 1.200/1.300 euro al mese al netto delle tasse) è stato ritenuto anomalo da chi manovra la questione. Bando alle generalizzazioni sulla scia di Cortina, ma occhi aperti sulla realtà: anche per questo è dura ridare fiducia ai giovani.