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Pescara, 06/04/2026
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08/01/2012
Il Centro
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Le liberalizzazioni «non saranno timide» Il governo va avanti, assicura Monti. Ma il Pdl frena: «Nessun decreto, deve confrontarsi» |
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ROMA. «Le liberalizzazioni saranno equilibrate e pragmatiche ma non timide. Faremo saltare i colli di bottiglia che rendono lento il paese». Dopo aver incassato il via libera di Sarkozy alla politica di rigore italiana, alla vigilia di una difficile trattativa con i sindacati sul mercato del lavoro e nel pieno di uno scontro durissimo con il Pdl che vorrebbe mantenere i privilegi di alcune categorie e teme misure "punitive" nei confronti di una parte significativa del proprio elettorato, Mario Monti stringe sulle liberalizzazioni. Tutto avviene alla vigilia di un lungo tour che la prossima settimana porterà il premier l'11 a Berlino, dalla Merkel, e il 18 a Londra da David Cameron. Monti procede dritto sulla strada che ha tracciato per rilanciare il paese e fargli riconquistare la fiducia in Europa e nel mondo. E la tappa fondamentale sarà quella del 20 gennaio: il presidente del consiglio ospiterà a Roma Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Una "Trilaterale", assolutamente impensabile fino a pochi mesi fa, che servirà a delineare un possibile percorso comune in vista della riunione dell'Eurogruppo (23 gennaio) e del Consiglio europeo dedicato al Trattato (30 gennaio). L'occasione per affrontare il tema della liberalizzazioni è offerta al premier dalla cerimonia a Reggio Emilia per i 215 anni del Tricolore. In prima fila sono seduti Romano Prodi e Pier Luigi Bersani, che parla per qualche minuto con Monti e fissa un appuntamento per la prossima settimana. L'obiettivo che il presidente del consiglio annuncia dal palco è quello di portare più concorrenza e di aprire il mercato, andando a colpire rendite di posizione e interessi consolidati. Monti assicura che le liberalizzazioni «non saranno timide«e ribadisce che nella "fase 2", archiviata l'emergenza del decreto Salva-Italia, ci sarà ampio spazio per questo capitolo. Il ventaglio delle misure è ampio. Dai carburanti, con interventi sulla rete di distribuzone, ai tassisti, che chiedono di essere esclusi dal programma delle liberalizzazioni e si dicono pronti a paralizzare Roma. Nel mirino del governo ci sono anche le farmacie e le professioni, fino alle banche e ai commercianti, che non vogliono nemmeno sentir parlare di liberalizzazione degli orari di apertura e annunciano il rischio di chiusura per 240 mila negozi. Un grido di allarme che si leva anche dalla Confesercenti (Confederazione dei commercianti vicina al centrosinistra). Per Monti, insomma, si annunciano serie difficoltà. Le resistenze delle lobby e quelle collegate dei partiti rappresentano infatti un ostacolo difficile da aggirare. Bersani ricorda al capo del Governo che il Pd «ha le sue proposte» e lo invita a prenderle il considerazione. Ma il vero scoglio è rappresentato dal Pdl. Fabrizio Cicchitto alza il prezzo e fa sapere a Monti che su liberalizzazioni e mercato del lavoro il governo «deve confrontarsi» con i partiti che lo sostengono in Parlamento e «non può procedere per decreto». E maurizio Gasparri vede addirittura il rischio di una «persecuzione» nei confronti di «alcune attività professionali».
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