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Data: 09/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Liberalizzazioni, un decreto al mese. La promessa del ministro Passera su uno dei temi più scottanti per il governo (Guarda la tabella)

ROMA. Stretto nella morsa delle lobby e dei partiti e davanti ai sindacati che contestano il metodo degli incontri separati, il governo accelera sulle liberalizzazioni e Mario Monti si prepara ad una difficile corsa ad ostacoli. «Ci sarà un decreto al mese» promette il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Il governo è armato di buone intenzioni ma il successo della fase 2, ribattezzata "Cresci-Italia", dipenderà dalle dalle resistenze che il premier incontrerà al tavolo con le parti sociali e in Parlamento.
Il 20 gennaio, sul tavolo del consiglio dei ministri potrebbero finire molti provvedimenti: liberalizzazioni, infrastrutture, sblocco dei fondi europei e dei cantieri, semplificazione burocratica e accesso al credito. Oggi, invece, si entrerà nel vivo dell'attesissimo confronto sulla riforma del mercato del lavoro. Il ministro Elsa Fornero, come ha già fatto con Susanna Camusso, incontrerà i segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti. Poi, domani e dopodomani, sarà il turno di Ugl e Confindustria. Questa prima fase servirà al ministro per raccogliere le proposte dei sindacati. La materia è complessa, ci sono gli ammortizzatori sociali da riformare e va ridotto anche il numero dei contratti. Questo vuol dire che i provvedimenti, sui quali si dovrà raggiungere un difficile accordo, ci saranno nei prossimi mesi. Per le liberalizzazioni e per la concorrenza, invece, potrebbe essere questione di giorni. Monti vorrebbe presentarsi all'Eurogruppo del 23 gennaio o al Consiglio Ue del 30 con le misure approvate. Ma le difficoltà non mancano. I tassisti e i farmacisti sono pronti a fare le barricate e cercano appoggio in Parlamento. Silvio Berluisconi non perde occasione per ricordare che il Pdl «è detreminante» e alza il prezzo: «Ogni provvedimento dovrà essere assunto dopo un accordo preventivo con i partiti».
Il compito di fare pressing su Palazzo Chigi ieri è stato affidato a Fabrizio Cicchitto (Pdl), per il quale fra chi «ha sottratto soldi dalle tasche dei risparmiatori» ci sono anche le banche che hanno preso 115 miliardi di euro dalla Bce a un intersse de dell'1% e, invece di dare soldi alle imprese e alla familgie, avrebbero comprato titoli pubblici a lunga scadenza (remunerati con un interesse del 7%). Maurizio Lupi oggi presenterà una interrogazione per sapere «che fine hanno fatto questi soldi» mentre Mantovano e Crosetto chiedono al governo di convocare un tavolo con Bankitalia e gli istituti di credito. A chiedere al governo di «non fidarsi delle banche» è anche l'ex ministro, Giorgia Meloni. Monti corre il rischio di perdere l'appoggio del Pdl? Difficle immaginarlo anche perché, come dimostrato dai sondaggi pubblicati ieri dal Sole 24 Ore, l'appoggio al governo fa bene ai partiti: il Pd è al 29,1% e l'Udc al 7,8% mentre il Pdl sprofonda al 24%.

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