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Data: 10/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Liberalizzazioni e lavoro il governo stringe i tempi. Catricalà: decreto entro il 20. Aumentano farmacie e notai

ROMA - Liberalizzazioni e mercato del lavoro: il governo va avanti. Nella giornata di ieri è proseguito il confronto con le parti sociali, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà ha annunciato per il 20 gennaio l'approvazione del decreto in materia di liberalizzazioni. Il provvedimento prevede cambiamenti per farmacie e notai ma interverrà su tutti i settori: l'energia, probabilmente anche i taxi, le ferrovie, i servizi pubblici locali compresa l'acqua, i servizi finanziari, le professioni. Sui carburanti l'obiettivo è permettere la vendita al di fuori dei rapporti di esclusiva è osteggiato dai petrolieri. Più probabile l'ampliamento della possibilità di vendere altri prodotti insieme a benzina gasolio e l'introduzione di stazioni di servizio interamente automatizzate. Secondo Catricalà invece la separazione completa di Snam Rete gas dall'Eni non è priorità, mentre ci sono altri modi per intervenire sul prezzo a vantaggio dei consumatori.
Quanto alle farmacie la direzione di marcia è permettere nuove aperture, che dovrebbero avere un effetto positivo sui prezzi, mentre la vendita dei farmaci di fascia C anche in supermercati e parafarmacie potrebbe essere permessa ad esempio per quelli ormonali. Anche nel caso del notariato si punta ad ampliare la pianta organica. Allo studio ci sono poi misure per limitare la preponderanza del gruppo Ferrovie dello Stato e permettere l'accesso effettivo di altri operatori. È prevista una forte spinta sugli enti locali perché si aprano al mercato, ma nel caso dell'acqua saranno rispettati i paletti posti dal referendum.
Sulla riforma del mercato del lavoro, il ministro Elsa Fornero incassa l'avvio di un confronto senza strappi con i sindacati. Un risultato per niente scontato, viste le tensioni che da sempre aleggiano sull'argomento. «Un clima sereno e produttivo»: così Raffaele Bonanni descrive il faccia a faccia avuto con il ministro nel primo pomeriggio. Conferma Luigi Angeletti (ricevuto al ministero subito dopo): «L'incontro è stato positivo». In mattinata anche la leader Cgil, Susanna Camusso, che si è già incontrata con la Fornero la settimana scorsa, aveva apprezzato le parole pronunciate dal premier Monti l'altra sera in tv sulla volontà di non dividere il sindacato: «E' un bel salto rispetto al governo precedente».
Per tratteggiare le prime linee di una riforma del mercato del lavoro condivisa bisognerà però attendere almeno fino alla prossima settimana quando, molto probabilmente, ci sarà un secondo giro di tavolo, stavolta collegiale con tutte le parti sociali. Ieri il ministro si è limitata ad ascoltare e prendere appunti. «Il governo ha delle idee, ma non un piano preconfezionato» ha assicurato la Fornero che oggi vedrà l'Ugl, domani la Confindustria e venerdì Rete Imprese.
Sul tavolo c'è la necessità di sfoltire le decine di tipologie di contratti atipici. C'è l'ipotesi (caldeggiata dal Pd) di un «contratto unico» a tutele crescenti, o quella del «contratto prevalente». I sindacati puntano sul potenziamento di strumenti già esistenti: l'apprendistato per i giovani, il contratto di reinserimento per gli over 50. C'è poi la riforma degli ammortizzatori sociali: per i sindacati l'attuale sistema funziona, ma deve essere esteso. A spanne, circa un milione di precari l'anno sono senza tutele. Dove e come reperire le risorse? Di certo le aziende non vogliono ulteriori oneri. Resta intricatissimo il nodo di una maggiore flessibilità in uscita. Cgil, Cisl e Uil - che nei prossimi giorni si vedranno per concordare una linea comune - non hanno intenzione di concedere nulla. Angeletti ammette che l'argomento è stato affrontato con la Fornero: «Abbiamo cercato di spiegare perché non vediamo la necessità di intervenire sull'articolo 18». Un numero che la Camusso ribadisce di non voler sentire pronunciare: «Non è il tema per creare lavoro».
Che il problema occupazione sia più che urgente è confermato ogni giorno da nuovi dati. Ieri ci ha pensato Eurostat: in Europa c'è un esercito di oltre 8 milioni di persone che è così scoraggiato e senza speranza che il lavoro non lo cerca più e quindi non risulta nemmeno nelle liste dei disoccupati. Quasi tre milioni sono italiani: un triste primato europeo.

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