Iscriviti OnLine
 

Pescara, 06/04/2026
Visitatore n. 752.882



Data: 10/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La riforma del tpl in Abruzzo - Il Pd sui trasporti: alla Regione almeno il 51%. D'Alessandro fissa i paletti. Ma l'ex presidente Gtm Chiavaroli rovescia le percentuali

PESCARA. «Quando non si vogliono fare le riforme si sposta l'obiettivo sempre più in là introducendo ulteriori questioni che nulla c'entrano, secondo l'antica tesi: cambiare tutto per non cambiare nulla». Il capogruppo in consiglio regionale del Pd Camillo D'Alessandro traduce così il dibattito che sta emergendo dal centrodestra sul destino del trasporto pubblico in Abruzzo (tpl). C'è una legge, la "legge Morra", che, su proposta del Pd, è stata approvata dalla maggioranza e che prevede la fusione delle attuali tre società di trasporto su gomma regionali (Arpa, Gtm e Sangritana) dopo uno studio di fattibilità. E c'è il Pdl che non appare convinto del progetto, con le singole posizioni espresse ora dal senatore Paolo Tancredi («no alla fusione, meglio vendere ai privati»), ora dal senatore Fabrizio Di Stefano («no alla fusione, no alla vendita, meglio fare prima le gare per la liberalizzazione») che guidano le correnti alternative. Ad esse si aggiunge il parere di Riccardo Chiavaroli, portavoce e consigliere regionale pdl, che da ex presidente della Gtm, appoggia la linea Tancredi e del vice-presidente Confindustria Paolo Primavera sull'ingresso dei capitali privati nel Tpl. «La legge Morra è tuttavia aperta ad ogni eventualità», sottolinea, «e una decisione sarà presa tra sei mesi solo dal consiglio regionale, neanche dalla giunta, sulla base dell'esame dei costi-benefici dell'intero progetto».
Per Camillo D'Alessandro la verità politica è nello scontro di potere in atto nel centrodestra. «Una situazione», aggiunge, «che blocca la Regione anche su altre riforme annunciate». Il capogruppo scende nel merito: «Una cosa è la privatizzazione, altra cosa sono le liberalizzazioni. Le liberalizzazioni, alle quali non accenna Primavera di Confindustria, si fanno con le gare e non mi sembra che il vice-presidente degli industriali abbia impartito lezioni sulle mancate gare e sulla proliferazioni di micro-bacini, cioè sulla mancanza di concorrenza. Altra cosa è privatizzare, cioè vendere le attuali società pubbliche del tpl. Vendere o svendere non è la stessa cosa. Se vuoi mettere sul mercato le quote della futura unica società dei trasporti allora vuoi vendere. Se al contrario vuoi mettere sul mercato le attuali società vuoi svendere, cioè regalare, perché tutti sanno che non vi è alcuna convenienza a comprarsi l'Arpa o la Gtm o il ramo gomma della Sangritana a meno che sfrutti i saldi di fine stagione». La posizione del Pd è chiara: «Una volta fatta la fusione, si può anche mettere sul mercato il 49% delle quote della futura società unica, non certo perché la Regione vuole fare l'imprenditore, ma perché su alcuni servizi, come il trasporto locale, bisogna garantire un particolare equilibrio di cui solo il pubblico può farsi carico».
Per D'Alessandro la società unica consente una riorganizzazione delle corse eliminando le sovrapposizioni e può candidarsi a partecipare anche a gare fuori regione: «Ma l'approvazione del nostro emendamento è solo un prima passo, ciò che manca è la riforma vera e propria dei trasporti sull'individuazione dei servizi minimi essenziali per predisporre le gare, sull'individuazione dei bacini e sull'introduzione del biglietto unico per regolamentare la tariffa. Abbiamo pronto anche in questo caso la nostra riforma ed ancora un volta ci sostituiremo alla maggioranza».
L'ex presidente Gtm Riccardo Chiavaroli, pur apprezzando il valore della legge Morra «perché avvia comunque la discussione sul progetto di riforma», si dichiara, da ex amministratore, a favore «in generale» della privatizzazione. «Sarà lo studio tecnico ad indicare al consiglio regionale quale può essere la soluzione sul numero dei bacini d'utenza da adottare, uno o quattro provinciali», afferma, «e portarci a ragionare sulla privatizzazione, se ad esempio, mantenere una sola azienda regionale privata, pubblica o mista».
Tra l'altro per Chiavaroli, nel caso dovessero entrare i privati, non esisterebbe neanche il rischio della caduta delle tratte sociali: «Perché la Regione può mantenere una quota di minoranza o comunque inserire delle clausole che garantiscano le linee sociali».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it