L'AQUILA. Il commissario per la ricostruzione Chiodi lancia un ultimatum al presidente del consiglio Monti. Chiede che non vengano tagliati i fondi alla struttura commissariale (e quindi anche alla struttura gestione emergenza - Sge - dei cui eccessi di spesa il Centro ha scritto nei giorni scorsi). Il commissario giustifica questa sua richiesta col fatto che senza una struttura commissariale forte lui non è più in grado di fare bene il suo lavoro e firmare assegni per la ricostruzione dell'Aquila.
Se il governo Monti non verrà incontro alle richieste, Chiodi è pronto a lasciare l'incarico di commissario per la ricostruzione «e tornare a fare il presidente della Regione».
Ma il presidente subisce anche un attacco dall'assessore regionale e possibile candidato sindaco dell'Aquila, Gianfranco Giuliante. L'esponente del Pdl accusa Chiodi aver fatto una «operazione di piccolo cabotaggio clientelare» alla Sge nell'affidare la gestione informatica della struttura.
Il presidente-commissario da tempo mostra una certa insofferenza verso un incarico che magari non gli interessa nemmeno più visto che è fonte di mille problemi (in gran parte non risolti). Con la caduta del governo Berlusconi, Chiodi non ha forse neanche la motivazione politica per restare alla guida della rinascita dell'Aquila. Quindi prendendo spunto dalle polemiche sulle spese senza controllo della Sge ha deciso di alzare la voce: se mi toccate la Sge e tutto il resto della struttura, io me ne vado. In realtà sembra una mossa ben studiata. Chiodi sa bene che il tempo delle vacche grasse è finito e che nessun governo - figuriamoci quello guidato da Monti - può garantire un flusso di denaro costante per alimentare spese che non hanno più motivo o per pagare stipendi da centinaia di migliaia di euro annui ai vertici della Sge.
Quindi la dichiarazione del commissario ha un senso preciso. Se Monti non apre la borsa Chiodi lascerà: e sarà un modo elegante per abbandonare la nave che affonda senza dare l'idea della fuga.
Chiodi ieri ha detto: «Finora come commissario per la ricostruzione ho firmato circa 2,5 miliardi di euro di mandati, una somma superiore a quanto spende l'Anas. Non mi assumerò più questa responsabilità senza una struttura eccellente, robusta e qualificata che, in particolare, mi assicuri controlli all'altezza. Porrò il problema al governo».
Quello stesso governo che alla fine dell'anno aveva respinto la proposta di rifinanziare l'emergenza con 130 milioni di euro concedendone solo 30 per tre mesi e «poi si vedrà». Chiodi annuncia che sta lavorando «per presentare al Governo una nuova ipotesi che comunque riorganizzi la struttura della governance ma senza tagli soprattutto in riferimento ai controlli». Perché si parla di controlli? Qui Chiodi in effetti ha le sue ragioni quando sostiene che prima di firmare assegni per cifre che complessivamente si conteranno a miliardi di euro, vuole avere certezze. In sostanza, sottolinea il commissario, non si possono concedere soldi senza che ci sia una verifica attenta di tutto ciò che va liquidato. «Non firmerò più mandati senza controlli» dichiara il commissario «non sono un folle o un avventuriero. Non lo farò al buio o seguendo quanto mi arriva da Comuni, altri Enti o cittadini». Poi la stoccata: «Il governo mi deve convincere con i fatti a rimanere commissario per la ricostruzione, altrimenti torno a fare il presidente della Regione. La campagna che si sta facendo é irresponsabile nei confronti di chi deve firmare gli oltre due miliardi di mandati, io l'ho fatto perché ho avuto la struttura. Si stanno facendo polemiche sterili: senza una struttura eccellente, robusta, qualificata, che in tal senso é chiaro che ha dei costi, non si può lavorare. Ci si lamenta che con me lavorino 44 persone. Alla Regione spendo 323 milioni con 1.500 persone, mentre nel comparto della sanità si spendono pure 2,5 miliardi ma con 15 mila persone ad operare. Che si dovrebbe dire di questo allora? Non posso firmare assegni per 2,5 miliardi senza alcun meccanismo di controllo. La Struttura per la Gestione dell'emergenza (Sge) é un apparato che ci vuole ed é anche di alto profilo. Ci sono numerosissime questioni burocratiche, amministrative e legali, che vanno affrontate, invece qui ci si sorprende perfino che io abbia un comitato tecnico scientifico. Dovrei mettere firme al buio? Fidarmi solo dei Comuni o dei cittadini? In quel caso non ci si dovrebbe lamentare se la ricostruzione diventasse uno scandalo». Chiodi nel difendere la struttura commissariale non fa cenno però a spese che potrebbero essere tagliate e che non riguardano i controlli sulla regolarità di pratiche e procedure. Tagli che - gli ricorda il suo assessore, Giuliante - potevano essere fatti da tempo.
«Informatica affidata a ditta del Teramano»
Attacco sulle spese senza controllo. La replica di Chiodi: abbiamo risparmiato
L'AQUILA. Sulle spese senza controllo della Sge l'attacco a Chiodi non arriva dalle forze di opposizione ma da Gianfranco Giuliante assessore regionale del Pdl - stesso partito del presidente-commissario - e possibile candidato a sindaco all'Aquila. Giuliante nei giorni scorsi dopo la pubblicazione da parte del Centro della relazione Iovenitti, che evidenziava una serie di spese o gonfiate o inutili, aveva preso posizione chiedendo chiarezza.
Ieri con una lunga nota dopo aver sostenuto che «la fase emergenziale acuta aveva comportato, come sottolineato da più parti, contratti onerosi che però a distanza di anni dovevano e potevano essere oggetto di revisione» lancia un duro attacco sulle modalità con le quali la Regione si è fatta carico della gestione informatica della Sge togliendola alla Selex.
«A oggi» scrive Giuliante «l'unico contratto liberamente rivisto è stato quello dell'informatica. Per la mensa (pasti degli sfollati presso le caserme), infatti, è intervenuta una sentenza del Tar che ha comportato la rescissione del vecchio contratto e la stipula del nuovo in convenzione con l'Adsu, ed anche questo sarebbe opportuno "rivedere". Con delibera di giunta regionale del settembre 2011, dato atto della necessità del contenimento dei costi dell'informatica si è data possibilità alla Sir, incaricata dal decreto 65, di avvalersi dell'Agenzia regionale per l'Informatica e la Telematica (Arit). Sin qui tutto logico, ma l'Arit fa espletare tale servizio a un soggetto esterno privato, Euroinformatica con sede legale a Bellante, provincia di Teramo. Tale accadimento, se non opportunamente spiegato, importerebbe l'elusione di una gara d'appalto, obbligatoria quando il lavoro viene svolto da soggetto privato per costi così rilevanti». L'attacco di Giuliante a Chiodi è soprattutto politico. L'assessore ipotizza che il suo presidente nell'affidare la gestione informatica abbia fatto «operazione di piccolo cabotaggio clientelare». Immediata la replica di Gianni Chiodi che spiega che con l'affidamento della gestione informatica all'Arit si sono risparmiati - rispetto al contratto con Selex - oltre 2 milioni di euro e che la delibera relativa a quell'affidamento fu fatta «in mia assenza e alla presenza dell'assessore Giuliante». Della serie: Giuliante parla contro se stesso.