ROMA. «Nessuna pietà verso gli evasori fiscali, spareremo ad alzo zero». Il messaggio che arriva da Antonio Catricalà a tarda sera non lascia speranze a chi non paga le tasse, creando nelle casse pubbliche un buco stimato in 110-120 miliardi annui. Dopo le parole del premier Mario Monti, che nei giorni scorsi aveva accusato i «furbetti» di «mettere le mani in tasca» ai cittadini onesti, la dichiarazione del sottosegretario alla Presidenza del consiglio cade come pioggia acida sulle polemiche seguite al blitz degli 007 del fisco a Cortina. «Chi evade in un momento come questo tradisce la patria. Dobbiamo stringerci attorno ai controllori» afferma Catricalà che, intervistato a «Porta a porta», annuncia il varo del decreto legge sulle liberalizzazioni per «tutti i settori» entro il 20 gennaio. E il concordato con la Svizzera «se serve farlo lo faremo: ma non vogliamo dare l'idea che il governo fa condoni».
I toni sempre più alti dello scontro sugli accertamenti fiscali spingono l'esecutivo a chiarire ogni giorno con maggiore durezza che la linea scelta è quella del rigore e che da qui non si torna indietro. Al mattino, prima di Catricalà, lo dice con altrettanta chiarezza Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, da giorni sotto il fuoco di fila del Pdl e della Lega per avere «spettacolarizzato» i controlli: «E' necessario incutere un sano timore» in chi evade il fisco, afferma parlando a Canale 5, perché il risultato più rilevante di operazioni come quella di Capodanno «è l'effetto di deterrenza». «Quello che a me interessa» sottolinea, «è che si sappia che l'Agenzia sta facendo un'operazione forte di recupero dell'evasione. L'importante è che chi non lo fa capisca che è bene che cominci a dichiarare». Nel 2011 la lotta anti-evasori ha fruttato 11 miliardi, qualcosa di più si punta a recuperare nel 2012. «Ma bisogna tener conto che la parte di recupero più importante è frutto del versamento spontaneo: per questo è necessario incutere agli evasori un serio timore». E sugli errori di Equitalia, chiede Befera nel giorno in cui un plico esplosivo viene scoperto e reso inoffensivo nella sede di Roma e una busta con polvere sospetta viene trovata a Ischia, «nessuna generalizzazione». Perché, sostiene, si tratta di «piccoli numeri». A Cagliari, però, per protestare contro la società di riscossione, il "popolo delle partite Iva" occupa un piano della palazzo della Regione.
Si va avanti, dunque, sulla strada della «tolleranza zero». Il primo passo sarà il nuovo redditometro, che consentirà di "vedere" dentro il portafoglio dei cittadini esaminando la loro capacità di spesa: barche, auto di lusso, iscrizione in palestra, frequenza in centri benessere, tutto finirà nel paniere del fisco: «Potremo colpire controllando con precisione la spesa» chiarisce Befera, «faremo controlli a tappeto e in più daremo un software che permetterà di far capire agli interessati quando sono a rischio di controlli e di adeguarsi». Lo dice anche il ministro dell'Interno Anna Cancellieri: «L'evasione deve essere combattuta in tutti i modi. I cittadini che pagano non ne possono più di vedere che altri non le pagano».
Una stretta è in arrivo anche per chi si serve dei benefici fiscali previsti dalla legge per aggirare il versamento delle imposte. E' il cosiddetto «abuso di diritto», una forma di elusione da parte delle imprese che il governo punta a contrastare attraverso una normativa che ricalca le esperienze legislative di Francia e Germania. L'obiettivo è tracciare il confine tra risparmio d'imposta legittimo e vantaggio fiscale indebito: per raggiungerlo, l'esecutivo potrebbe affidarsi all'iniziativa parlamentare, partendo da tre disegni di legge attualmente in discussione alla Camera, firmati da Maurizio Leo e Giorgio Iannone del Pdl e da Ivano Strizzolo del Pd. Con le nuove disposizioni, saranno «inopponibili» all'amministrazione finanziaria gli atti «privi di valide ragioni economiche volti a ottenere riduzioni di imposte o rimborsi anche indebiti».
Per Antonio Di Pietro servirebbero «cento Cortina al giorno»: perché, dice il leader dell'IdV, «se ne fai solo una non basta». E mentre il sindaco della perla delle Dolomiti Andrea Franceschi chiede a Befera per raccomandata di conoscere tutti i numeri del controllo, si scopre che il comune di Venezia, in base a un accordo, ha segnalato all'Agenzia delle Entrate un centinaio di casi sospetti: «Ma non è una caccia alle streghe». Il Pdl, intanto, torna ad attaccare Befera: «Alla fine ha ammesso che l'effetto deterrenza si ottiene con la propaganda. Ma è ammesso in uno Stato di diritto ipotizzare di usarla?» chiede l'ex ministro Mariastella Gelmini, mentre Anna Maria Bernini parla di «incontinenza dichiaratoria».