PESCARA. «Il dibattito sugli scenari del trasporto pubblico locale è pesantemente condizionato dalla difesa di interessi di parte, non sempre coincidenti con gli interessi concreti dei cittadini-utenti». Carlo Costantini, capogruppo in consiglio regionale Idv, entro nel dibattito sulla riforma dei trasporti avviata dal Centro, prendendosela con un sistema politico-corporativo arrugginito che non focalizza gli obiettivi del progetto. Costantini cerca di dare una spiegazione alle posizioni espresse fino ad oggi dai vari interlocutori. «Il senatore Tancredi, rimasto fuori dal sistema delle nomine dei presidenti e, dunque, dal controllo delle tre società pubbliche, spinge per la privatizzazione del sistema, consapevole di avere solo da guadagnare, in termini politici, da una simile prospettiva», afferma facendo un passo indietro nel dibattito. «Il senatore Di Stefano, che invece ha detto la sua sulle nomine, che dispiegano i loro effetti potenzialmente clientelari in primo luogo nel territorio della sua provincia, quella di Chieti, spinge perché nulla cambi e la situazione rimanga quella attuale. E il sindacato, consapevole che il sistema non potrà consentire per molto altro tempo ancora di eludere le gare, si preoccupa, com'è giusto che accada, della tutela dei lavoratori del tpl, che ha come suo presupposto imprescindibile la conservazione di una dimensione medio-grande delle società di gestione del servizio e per questo spinge non solo per la fusione di Arpa, Gtm e Sangritana, ma anche perché venga messo a gara un solo ambito regionale ed il servizio risulti affidato ad un'unica grande società».
Il capogruppo Idv ricorda anche la posizione espressa dagli industriali: «Sono interessati da una torta potenziale che è seconda solo a quella della sanità», afferma, «si preoccupano, come anche in questo caso è inevitabile che accada, del rischio che la fusione delle tre società pubbliche in un'unica grande società e la prospettiva di un unico grande appalto possano rendere l'Abruzzo appetibile per qualche multinazionale del settore e spingono, di conseguenza, per la frammentazione del territorio in più ambiti da mettere a gara separatamente, presupposto imprescindibile perché la dimensione delle loro aziende possa risultare adeguata e competitiva, rispetto alla prospettiva di potersi aggiudicare qualche appalto».
Costantini cita anche il capogruppo del pd D'Alessandro: «E' interessato alla realizzazione di una parte fondamentale del programma della nostra coalizione di centrosinistra, che sconta il limite di tre anni di età che hanno cambiato non solo l'Abruzzo, ma il mondo intero, e spinge per la realizzazione del progetto di fusione delle società pubbliche, rendendo la propria posizione contigua a quella del sindacato».
In sostanza, secondo l'esponente Idv, sono tutte aspettative legittime, ma tutte figlie di una visione di parte del problema: «Direi», aggiunge, «quasi "corporativa". Mentre al centro del dibattito politico dovrebbe essere solo ed esclusivamente l'interesse generale, che dal mio punto di vista coincide in primo luogo con la necessità che il taglio dei trasferimenti statali non venga compensato neppure in minima parte con risorse del bilancio regionale, ma solo ed esclusivamente da una riforma strutturale del sistema».
In secondo luogo per Costantini deve prevalere il diritto alla mobilità. «Al cittadino interessano gli aspetti pratici, concreti e materiali del problema e di questo in effetti si discute in altre regioni. mentre in Abruzzo sembra procedersi al contrario, con tutti gli attori del sistema del trasporto pubblico locale che circoscrivono il confronto esclusivamente sullo strumento con il quale intendono realizzare un progetto che non esiste ancora, il piano regionale dei trasporti». E questo purtroppo accade», conclude, «perché lo strumento (la società e/o le società) è funzionale all'esercizio del potere, mentre il progetto è funzionale al servizio del cittadino e del territorio nel quale vive e lavora».