ROMA. Con i tassisti in trincea, pronti a una battaglia durissima, le prime aperture dei farmacisti e le perplessità dell'Unione petrolifera si apre in Italia l'era delle liberalizzazioni firmate da Mario Monti. Il tempo previsto per avviare la rivoluzione «per decreto» che secondo Adusbef e Federconsumatori «avrà una ricaduta positiva di 21,6 miliardi, con benefici fino a 900 euro a famiglia» è di dieci giorni, entro il 20 gennaio, ha annunciato il sottosegretario Antonio Catricalà: un termine breve che mette in subbuglio la politica e divide i due schieramenti: il Pdl frena sul decreto legge e chiede consultazioni con tutte le categorie; il Pd invita l'esecutivo a tenere il piede sull'acceleratore. Per sciogliere questi nodi Monti vedrà dunque a breve sia Alfano che Bersani.
«Dopo le affermazioni di esponenti del governo, mi stupirei se ci fossero passi indietro sulle liberalizzazioni» dice il segretario Pierluigi Bersani, autore delle prime «lenzuolate», chiedendo che siano prese in esame anche le proposte democratiche: «Liberalizzare non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e di crescita». Il Pdl, però, manda a Monti un segnale inequivocabile: «Entro domani o dopodomani presenteremo un documento sulle liberalizzazioni e sulle altre iniziative» dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto prima del vertice convocato da Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. «Auspichiamo che l'esecutivo faccia un confronto con le parti sociali interessate e anche con noi: non può fare decreti senza misurarsi prima con le forze che lo sostengono in Parlamento». Nessuna «subalternità» rispetto al governo, avverte il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, sottolineando che il documento riguarderà principalmente «i grandi potentati, perché non si può essere deboli coi forti e forti con i deboli». «Con un parlamento che quasi al 90% ha votato la fiducia non c'era bisogno di un decreto» commenta Ignazio La Russa.
Con il fronte politico in fibrillazione, Mario Monti deve registrare anche un distinguo interno: «L'esito del referendum sull'acqua deve essere assolutamente rispettato» sottolinea il titolare dell'Ambiente Corrado Clini dopo l'annuncio di Catricalà su liberalizzazioni nel settore. Tuttavia, aggiunge il ministro, è necessario «un uso efficiente delle risorse naturali senza generare debito». Intanto, la giunta regionale del Piemonte a guida leghista impugna il provvedimento che liberalizza l'orario di apertura dei negozi perché «lesivo delle competenze regionali».
Il fronte più caldo resta comunque quello dei taxi. Dopo l'«occupazione» di Genova, ieri, con il centro paralizzato dalle auto bianche, e l'invasione simbolica di Bologna, oggi nel capoluogo emiliano si riuniranno centinaia di tassisti provenienti da tutta Italia per decidere le forme di mobilitazione, mentre cresce il numero degli arrabbiati favorevole a un fermo nazionale. «Il governo ci convochi o si scatenerà l'inferno» avverte Uritaxi.
Federfarma, invece, apre al dialogo «per avviare un percorso di riforma», mentre il ministro della Salute, Renato Balduzzi ribadisce: «C'è la volontà di dare meno rigidità al settore, cercando di contemplare tutte le esigenze».
L'Unione petrolifera, intanto, definisce «contro natura l'ipotesi di vendere nello stesso impianto più marchi» pur dicendosi «abbastanza d'accordo» con le proposte dell'Antitrust, mentre secondo la Femca Cisl eliminare l'esclusività sarebbe «inutile e dannosa».