ROMA - Nel primo round, lo sconfitto è Cosentino, soprannominato Nick l'americano. Nel secondo e ultimo round, che si giocherà domani in aula a Montecitorio, il deputato campano del Pdl accusato di legami con la camorra - la cui richiesta d'arresto da parte dei pm napoletani ieri è stata approvata dalla giunta della Camera per le autorizzazioni a procedere - potrebbe invece ribaltare il risultato, ma non sarà affatto semplice, giovandosi del voto segreto. Quanti deputati della Lega di nascosto tradiranno le indicazioni del proprio partito e invece di affossare Cosentino, come è stato ordinato ieri da Maroni, gli daranno una furtiva mano, così da non guastare definitivamente i rapporti fra Bossi e Berlusconi?
Se la Lega fosse ancora al governo con il Pdl, dopo aver ingoiato tutto sulla giustizia, si sarebbe a malincuore spesa anche per la salvezza di Cosentino, ma il quadro è cambiato. E ieri è andata così: 11 deputati (Pd, Lega, Terzo Polo, Idv) hanno votato per l'arresto del deputato di Casal di Principe e dieci contro: Pdl più Mario Pepe degli ex Responsabili e Maurizio Turco dei Radicali. Uno, quest'ultimo, che «ha le palle»: come ha subito commentato Cosentino quando ha appreso lo smarcamento dal Pd dell'esponente pannelliano.
La Lega che deve riconquistare il proprio elettorato, e ha la necessità di rifarsi una verginità giustizialista e di marcare la differenza rispetto all'ex alleato berlusconiano, non poteva salvare il deputato sudista sotto inchiesta. Anche perchè l'eventuale aiuto avrebbe incrudelito la guerra in corso fra l'ala rigorista dei maroniani - che già decise gli arresti per un altro deputato Pdl, Alfonso Papa - e il «cerchio magico» di Bossi e famiglia che sente franare il proprio potere interno e tende a non esacerbare più di tanto i rapporti esterni con il Cavaliere. I due leghisti in giunta, soprattutto uno, Luca Paolini, professione avvocato, avrebbero salvato Cosentino («Il suo nome neppure è citato in Gomorra di Saviano», «l'impianto accusatorio non mi convince») ma poi hanno obbedito all'ordine di partito. «Non ha vinto la linea Maroni - spiega Paolini - ma di tutta la segreteria». E in aula come andrà? «Ciascun deputato farà quello che ritiene opportuno». Molti di loro, ieri a Montecitorio, parlavano come Paolini: «Io personalmente lo salverei, ma politicamente non posso». Alcuni faranno i franchi tiratori in aiuto a Cosentino, ma non dovrebbero essere tanti: visto che i maroniani del gruppo sono una quarantina su 60 deputati e l'ex ministro dell'Interno è schieratissimo per gli arresti. Bisogna poi calcolare una quota di deputati del Pdl che non hanno mai amato il coordinatore campano e potrebbero cogliere l'occasione per affossarlo. Per il deputato azzurro Marco Milanese, che si salvò grazie alla Lega, circa 25 pidiellini si espressero segretamente contro le indicazioni del proprio partito che lo voleva sottrarre al carcere. Stavolta, una ventina di berlusconiani potrebbero condannare il berlusconiano Cosentino. Ma da Paniz agli altri pidiellini il pressing è sui leghisti: «Spero che prevalga in loro la libertà di giudizio e non gli ordini di scuderia», dice l'onorevole-avvocato. E Cicchitto va giù duro: «L'aula corregga il grave errore del voto in giunta. Operazioni di questo tipo peggiorano i rapporti politici». Fino a far saltare l'alleanza destra-sinistra-centro che sostiene il governo Monti? Il ministro della Giustizia, Paola Severino, interviene subito per evitare l'eventualità distruttiva: «Spero che questa vicenda non intacchi lo spirito di collaborazione fra le forze politiche». Ma nell'area berlusconiana c'è chi grida: «Cosentino è un prigioniero politico». Mentre nel Pd si esulta per il voto della giunta e si spera nel bis domani. Anche Berlusconi sarà in aula, dopo aver tentato fino all'ultimo minuto utile di convincere l'amico ad ammorbidire la sua scelta «forcaiola». Il colpo di teatro sarebbe un infuocato discorso del Cavaliere nell'emiciclo contro la «malagiustizia». Non sarebbe il primo, ma in quest'epoca di relativa pacificazione potrebbe riaccendere la guerra.