PESCARA - Il gesto è forte: Cna, Confartigianato e Confesercenti si chiamano fuori dal Patto per lo sviluppo che avevano sottoscritto nell'aprile scorso con la Regione. «I risultati non ci sono -dicono in coro- e in Abruzzo sono attive 130mila imprese del commercio, dell'artigianato, del turismo e dei servizi che garantiscono il 75% dell'occupazione regionale: non siamo più disposti a metterci in coda e ad aspettare il nostro turno».
Dunque la collaborazione con la Giunta Chiodi si interrompe qui. «Perché alle nostre assunzioni di responsabilità -spiega il presidente di Confesercenti Abruzzo, Beniamino Orfanelli- è corrisposto un atteggiamento assolutamente inadeguato da parte del governo regionale: nessun supporto sull'accesso al credito, diversamente a quanto è stato fatto in altre parti del Paese; i fondi destinati alle imprese dirottati altrove, il tavolo del Patto per lo sviluppo mai convocato mentre la situazione si fa drammatica».
Risentimento e delusione anche nelle parole del presidente della Cna Abruzzo, Italo Lupo: «Stiamo vivendo una crisi profonda, dovuta soprattutto ad un mercato interno fortemente depresso, ma non abbiamo il supporto del governo regionale. Anzi, ci sentiamo in qualche modo presi in giro. Non si sa più niente dei Fas, tranne di quella parte dei fondi destinati a coprire i debiti della sanità. A questo punto, a che serve essere dentro il Patto?».
Duro il commento di Angelo Taffo, presidente regionale di Confartigianato: «Usciamo da questo tavolo perché non vengono condivise scelte importanti, mentre quotidianamente decine di nostre imprese chiudono i battenti. Non si capisce perché, dopo tre anni, non si riesce a fare ripartire la ricostruzione dell'Aquila, che oggi rappresenta un problema per tutto l'Abruzzo e non solo per le aree terremotate. E poi siamo convinti che sia il momento di chiudere la stagione dei commissariamenti nella nostra regione dove tutto è ormai commissariato in funzione delle emergenze».
A detta delle tre confederazioni, anche il confronto con il Governo nazionale non è stato sufficiente a produrre risultati attesi, a partire dallo sblocco dei Fas: «Il bilancio della Regione continua ad essere scritto senza il coinvolgimento delle parti sociali e, per il terzo anno consecutivo, non viene destinata alcuna risorsa alle imprese». In discussione anche la partita del credito. Cna, Confesercenti e Confartigianato parlano di «ritardi inaccettabili e forzature irresponsabili sui consorzi fidi», come l'apertura ai confidi nazionali del settore agricolo, che avrebbe snaturato la stessa riforma.
Le risorse stanziate per le piccole e medie imprese del commercio, dell'artigianato, del turismo e dei servizi sono definite assolutamente insufficienti. In alcuni casi si attende ancora la liquidazione delle spettanze del 2009 e non sarebbero stati finanziati strumenti decisivi, come Artigiancassa. Il risultato di tutto questo, sempre secondo la denuncia delle tre confederazioni, è che sulle strutture di garanzia si scaricano i costi di una crisi che sta cancellando dal mercato migliaia di piccole e medie imprese abruzzesi.
L'altra polemica è sul Fondo unico per le attività produttive: oltre diciannove milioni di euro di cui si sarebbe persa ogni traccia, traccia, mentre si attendono ancora i tagli agli «apparati ipertrofici della pubblica amministrazione, di cui anche la politica si circonda».
Chiodi: «Solo interessi di parte»
Il presidente non ci sta e attacca le tre associazioni di categoria
PESCARA - Già Confindustria aveva minacciato di lasciare il Patto per lo sviluppo se la Giunta Chiodi non avesse affrontato in un tavolo con il Governo la vertenza Abruzzo. Il conflitto venne superato soltanto in parte dopo lo sblocco dei Fas. Ora, però, Cna, Confartigianato e Confesercenti vanno fino in fondo.
E il commento del governatore Gianni Chiodi è secco: «Il cambiamento prima tutti lo invocano e poi nessuno lo vuole, se non per gli altri. Vogliamo la fine dell'assistenzialismo, ma non per noi. Le liberalizzazioni, ma non per il mio settore». Poi scandisce: «Il Patto per lo sviluppo non è e non voleva essere la riproposizione del vecchio tavolo della concertazione, dove si distribuivano alle varie corporazioni risorse che neppure c'erano ipotecando, attraverso la spesa pubblica in deficit, il futuro dei giovani abruzzesi. Il mondo è cambiato, e lo stesso Governo Monti sta tentando di correggere questa grande anomalia che contraddistingue il nostro Paese. Oggi, se qualcuno non lo avesse capito, la novità è l'esplicita ammissione, da parte dei governi, che i soldi pubblici sono finiti. Quanto all'Abruzzo, non possiamo tassare ulteriormente gli abruzzesi o indebitarci ancora di più, sottraendo definitivamente il futuro ai nostri figli». Chiodi auspica un ripensamento delle tre organizzazioni di categoria, ma liquida con una battuta pungente la vicenda dei confidi: «Temo che gran parte delle critiche derivino da malcelati interessi».
Quella delle tre associazioni è «una decisione miope, strumentale, non orientata al bene dell'Abruzzo né, spiace dirlo, delle categorie che pure dovrebbero rappresentare», dice Riccardo Chiavaroli, portavoce del Pdl in Consiglio regionale. E continua: «I patti per essere duraturi e cogliere risultati importanti devono fondarsi sul senso di responsabilità e sul rispetto reciproco, facendo fronte comune per l'Abruzzo. Se poi a prevalere sono le vecchie logiche e le piccole convenienze di parte, ce ne faremo una ragione e continueremo a sostenere Chiodi nella sua azione di governo, un lavoro difficile che ha iniziato a mostrare risultati. La disponibilità al confronto non significa sottostare, come in un passato poco edificante, agli egoismi corporativi di pochi».