ROMA. L'accordo col governo può essere a portata di mano a patto che non si affronti la questione dell'articolo 18. Argomento che, da solo, può bloccare qualsiasi trattativa. Domani mattina i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno per mettere a punto un programma comune su lavoro e crescita in vista del tavolo col ministro Fornero.
Ieri tutto stava per naufragare. Mentre Susanna Camusso affermava che la Cgil è «seriamente interessata a provare a fare un accordo sindacale col governo», una dichiarazione di Emma Marcegaglia rischiava di riaprire un fossato tra le parti sociali. Costringendo il vice di Confindustria, Alberto Bombassei, a una retromarcia poche ore dopo. Marcegaglia aveva annunciato di voler portare sul tavolo del ministro Fornero le «anomalie nel sistema italiano» sulla flessibilità in uscita (licenziamenti) perché - riferendosi all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - «il reintegro in altri Paesi europei non viene utilizzato». Nella riforma del mercato del lavoro targata Confindustria e presentata al ministro si parla di ammortizzatori e flessibilità. Ma non si tratta, assicurano, «di un approccio ideologico».
La reazione della Cgil è stata dura. «Confindustria ha intenzione di far fallire la trattativa con il governo? - si chiede il segretario confederale Fulvio Fammoni - Solo Confindustria in Italia continua a dire che non c'è eccesso di flessibilità in entrata con ogni evidenza». E Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, spiega che l'articolo 18 è diventato «un tabù al contrario» con politici convinti che una volta tolto «crescerà l'occupazione e scorrerà latte e miele» Mezz'ora dopo arriva la retromarcia di Bombassei: l'articolo 18 «non è un tema, non lo porteremo al tavolo».
Al centro del confronto, almeno secondo la Cgil, sarà il tema del lavoro: il 2012, ha sostenuto Susanna Camusso, si preannuncia come un anno «drammatico» a causa della recessione e della disoccupazione con problemi per «la tenuta sociale». Ecco perché «in una fase così difficile fare un accordo sindacale con il governo sarebbe un risultato molto importante, ma come sempre sarà il merito a decidere». Le possibilità di una piattaforma comune con Cisl e Uil ci sono perché «ci sono temi forti sui quali sembra esserci sintonia, a partire dalle disponibilità espresse sulla riforma del mercato del lavoro, la riforma fiscale, il giudizio sulle pensioni». Proprio sulle pensioni la Cgil avverte il ministro: «la discussione non è chiusa». Le altre proposte riguardano lo sfoltimento delle 46 forme contrattuali di ingresso nel mondo del lavoro.