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Data: 12/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Mantini: basta Chiodi commissario. Il deputato aquilano Udc: sulla ricostruzione occorre tornare alla normalità

PESCARA. «Noi non abbiamo nulla contro il presidente della Regione, Chiodi, ma è da qualche tempo che chiediamo la fine dei poteri speciali per la ricostruzione e, quindi, anche il termine del sistema del commissario straordinario di governo».
Pierluigi Mantini non usa perifrasi: il tempo del commissario per la ricostruzione dell'Aquila dopo il terremoto è finito, a quasi tre anni dal sisma, e bisogna tornare alla normalità istituzionale, con i poteri restituiti agli enti locali. Mantini, 55 anni, avvocato e docente di diritto, deputato dell'Unione di centro alla sua seconda legislatura, interviene così nella polemica legata ai costi dei lavori e dei servizi gestiti dalla Sge, la Struttura per la gestione dell'emergenza che è parte integrante della struttura commissariale guidata da Chiodi. La richiesta di un passo indietro di Chiodi come commissario di governo, da parte di Mantini, si aggiunge a quella avanzata, l'altro ieri, dal Pd abruzzese per bocca del suo segretario regionale, Silvio Paolucci.
La richiesta di Mantini arriva mentre la proposta di legge d'iniziativa popolare per la ricostruzione dell'Aquila - poi sposata dai parlamentari in maniera trasversale e rimasta al palo in concomitanza con la crisi e la fine del governo Berlusconi - sembra tornare ad avere buone possibilità di riprendere quota col benestare del governo Monti. C'è ottimismo su questa soluzione negli ambienti aquilani legati ai comitati promotori della raccolta di firme che interessò tutta l'Italia e che culminò nella consegna del testo al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il superamento della fase commissariale potrebbe avvenire, se i tempi saranno rispettati, già alla fine di marzo, quando scadrà la proroga concessa da Monti per i fondi dell'emergenza.
«Il commissariamento deve avere fine», dice Mantini, «perché la ricostruzione è una programmazione di lunga durata che ha bisogno della forza dei poteri democratici costituzionali basata sugli enti locali e sulla forte collaborazione con lo Stato e con tutte le amministrazioni. C'è bisogno di leggi ordinarie e di un'amministrazione speciale, nel senso di avere più risorse tecniche e più professionalità per la ricostruzione e la gestione di alcuni specifci problemi».
Quali? «Per esempio», spiega il parlamentare dell'Udc, «il progetto Case, le persone ancora delocalizzate sulla costa in affitto e altre cose emergenziali. Va bene che ci sia un'amministrazione speciale delle risorse. Non va bene, invece, che ci siano poteri speciali, come se la ricostruzione dipendesse dalla teoria del demiurgo, dell'uomo solo al comando. Occorre, invece una squadra e un'opera collettiva».
«La serie di ordinanze di legislazione speciale», prosegue Mantini, «sta creando un grave danno alla ricostruzione perché, in questo modo, si impedisce che le leggi di semplificazione amministrativa - per la ricostruzione di singoli edifici o per l'approvazione di singoli progetti - possano applicarsi all'Aquila e ai comuni terremotati. C'è, infatti, una sorta di effetto-serra determinato da questa nube di norme speciali che non lasciano penetrare in quello che è stato definito il più grande cantiere d'Europa le norme di semplificazione amministrativa».
«Questo», spiega ancora il parlamentare dell'Udc, «è un fattore molto serio che va eliminato se si vuole semplificare, con gli strumenti ordinari, la ricostruzione. Noi ci faremo portatori in Parlamento di una mozione che riguarda anche la trasparenza dei costi della Sge. Chiederemo al governo di far approvare una mia proposta - che è all'esame della commissione Ambiente e territorio della Camera - per l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla ricostruzione: una commissione, si badi bene, in favore della ricostruzione, non punitiva. Quella è la sede migliore per accendere un faro sulla ricostruzione e anche per vigilare sull'eventuale esistenza di costi esorbitanti, o su altre eventuali disfunzioni amministrative, e per tenere informato l'intero Parlamento delle azioni più opportune per la ricostruzione. Questa proposta di legge, di cui io sono il primo firmatario, ha l'adesione di tutti i parlamentari abruzzesi di ogni schieramento politico».
Il governo Monti vedrebbe di buon occhio la fine del commissariamento?
«Io credo di sì», risponde Pierluigi Mantini, «perché abbiamo avuto un primo segnale nella sospensione dei finanziamenti per la gestione dell'emergenza. C'è voglia di controllare, in tutti i campi, secondo il principio della spending review, che le opere pubbliche siano produttive ed efficaci, senza sprechi e sovrapprezzi. Il problema si porrà in Abruzzo anche per questi motivi».

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